L’igiene del neonato: cosa c’è da sapere

Dopo nove lunghi mesi di dolce e trepidante attesa il nostro cucciolo è venuto al mondo… e adesso, che fare?
Una delle prime “prove” che i neogenitori devono affrontare è quella della cura quotidiana dell’igiene neonato, e non sempre sono adeguatamente preparati. Ecco allora qualche dritta per una corretta “toeletta” dei più piccoli.

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Cominciamo dalla pulizia del cordone ombelicale, che si presenta secco e indurito e cade circa 10 giorni dopo la nascita. Nel frattempo basterà medicarlo, ad ogni cambio di pannolino, con del cotone idrofilo imbevuto di soluzioni antisettiche e coprirlo con una garza sterile fissata da una retina.  Se le condizioni igienico-ambientali lo permettono, l’essiccamento può essere favorito dell’esposizione all’aria, avvolgendo il moncone solo in garze sterili protettive.
Per l’igiene quotidiana, la prima cosa da fare è invece quella di dotarsi di prodotti detergenti delicati, pensati apposta per la pelle fragile e sottile dei neonati. Alcune zone dove può facilmente annidarsi lo sporco, come le ascelle, le pieghe del collo, quelle dietro le orecchie o nelle gambe, si possono pulire con un batuffolo di cotone bagnato con dell’olio vegetale, che va poi asciugato. Per il nasino basterà un po’ di soluzione fisiologica mentre per le orecchie mai usare i cotton fioc, che possono danneggiarle. È sufficiente far entrare l’acqua calda, senza sapone, durante il bagnetto: scioglierà il cerume che potremo rimuovere con una garza.
Uno dei passaggi più delicati e tra i primi da affrontare è poi il frequente cambio del pannolino. Sebbene i nuovi pannolini siano molto assorbenti è comunque meglio cambiarli spesso: l’ideale è utilizzare l’acqua corrente tiepida e poi asciugare subito il piccolo, perché l’umidità fa proliferare i germi. Nel caso in cui siano presenti le feci, è bene utilizzare un detergente delicato, da preferire alle salviette umidificate, con la raccomandazione nelle bimbe di non trasportare le feci verso la vagina. Lasciare un po’ respirare la cute preverrà arrossamenti ed eventuali infezioni fungine. Se però la pelle è delicata e un po’ arrossata è bene applicare un velo di crema protettiva all’ossido di zinco.
Veniamo infine al dolce momento del bagnetto. Intanto bisogna sapere che nei primi 2-3 mesi di vita del bimbo non è strettamente necessario, poiché ha un sudore diverso da quello degli adulti e  non si muove molto dal suo ambiente durante il giorno. Il bagnetto può essere sostituito da spugnature con acqua tiepida o latte/acqua detergenti specifici. Tuttavia, purché non si cada nel maniacale, non c’è alcuna controindicazione nel farlo: basterà addolcire l’acqua, ad esempio con l’amido di riso, e mantenerla a una temperatura tra i 32° e i 35°, da verificare con termometro o con l’immersione del nostro gomito.


Nei neonati è infine frequente la formazione della crosta lattea sulla cute della testa. Si tratta di una calottina, che, se spessa, impedisce la corretta traspirazione della pelle. Per rimuoverla si possono utilizzare emulsioni specifiche o ammorbidire l’area ungendola con oli per bambini, meglio se vegetali. Lavare poi bene la testa in modo che l’olio venga assorbito e renda più soffice la crosta, che potrà essere delicatamente staccata con il pettinino a denti stretti.
Se avete ancora dubbi chiedete consiglio al vostro pediatra e al reparto dermocosmetico della vostra farmacia di fiducia!

Come rinnovare la pelle dopo l’estate…

Durante l’estate la nostra pelle, così come i nostri capelli, subisce un notevole stress legato principalmente ai danni ossidativi del sole e alla disidratazione. Secchezza e desquamazione, sia del viso che del corpo, sono problemi ricorrenti, così come l’abbronzatura che se ne va lasciando il posto a un colorito spento o, addirittura, alle macchie solari. Scopriamo allora come è possibile rigenerare la nostra pelle in questo periodo dell’anno in poche mosse!

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Il primo consiglio, troppo spesso disatteso, è quello di esfoliare.

Durante l’estate la pelle solitamente si inspessisce per resistere allo stress di sole, vento e acqua di mare. Con un’esfoliazione delicata ma efficace eliminerete le cellule morte superficiali, che nessun idratante sarà in grado di mandare via, promuovendo la rigenerazione cellulare e dando nuova luminosità alla pelle. Inoltre, respirando meglio, la cute sarà più preparata ad accogliere i successivi trattamenti di bellezza, ottimizzandone l’efficacia. Tra maschere, gommage, peeling e scrub non ci sarà che l’imbarazzo della scelta: lasciatevi consigliare al reparto dermocosmetico della vostra farmacia di fiducia e ricordate di applicare i trattamenti due volte la settimana.

Che dire poi di macchie solari e lentiggini, che spesso costellano il nostro viso, nonostante l’utilizzo di una protezione solare? È questo il momento di correre ai ripari, con trattamenti specifici giorno/notte e l’accortezza di utilizzare ancora la protezione al mattino, per non aggredire la pelle sensibilizzata dall’acido glicolico.

Consigliatissimi per tutti, anche per chi ha le macchie, i trattamenti vitaminizzanti, specie quelli ricchi in vitamina C, che in poco tempo fortificano e ridanno turgore e radiosità alla pelle spenta del nostro viso!

Infine, lo step più importante: reidratare! D’estate perdiamo molti liquidi e la pelle seccata dal sole può invecchiare facilmente e precocemente. Un’epidermide idratata in profondità, aiutandosi all’occorrenza anche con integratori mirati, sarà invece più elastica e si lascerà meno andare a rughe e segni del tempo. Se finora avete correttamente utilizzato il doposole o una crema idratante più leggera, per questo momento scegliete un idratante e/o antietà specifico da abbinare mattina e sera a un siero. Il siero, applicato in poche gocce dopo la detersione prima della crema giorno e della crema notte, è più concentrato e veicolerà in profondità gli attivi idratanti e/o antietà secondo le vostre esigenze, migliorando anche la performance della crema. Per un incentivo ancora maggiore scegliete una maschera deep hydration da regalarvi una volta a settimana e con cui potrete anche fare un “impacco” notturno (la notte la pelle si rigenera e raccoglie meglio gli attivi).

Last but not least, un’attenzione particolare va data anche alle labbra, parte delicata del viso che, come il contorno occhi, ha bisogno di prodotti specifici. Dopo l’estate le labbra si seccano e sul contorno possono evidenziarsi delle micro rughe che presto si trasformeranno nel famigerato “codice a barre”! Corriamo allora ai ripari con stick, creme contorno labbra o roll on a base di collagene e acido ialuronico (prodotti adatti sia per rimpolpare che per minimizzare le rughe). Vi sembra troppo? È solo questione di abitudine, con i prodotti giusti in poco tempo la vostra pelle sembrerà più giovane e levigata!

Il sole: danni e benefici

Il sole possiede proprietà benefiche per l’organismo ma è anche in grado di provocare effetti dannosi sulla pelle, sia diretti e immediati, sia indiretti e tardivi, che non dobbiamo mai sottovalutare.

A piccole dosi i raggi solari sono infatti benefici per il nostro benessere: addirittura 10 minuti di esposizione giornaliera sono già sufficienti per la fotosintesi della vitamina D (colecalciferolo), indispensabile per lo sviluppo e la crescita della struttura ossea e per la prevenzione e la cura dell’osteoporosi. Per questo motivo è molto importante che il nostro corpo sia esposto alla luce solare, ogni giorno e tutto l’anno, per almeno il 10% della sua superficie, e che anche la nostra dieta sia ricca di fonti di colecalciferolo, come latte, salmone, aringhe e sardine, olio di fegato di merluzzo, tuorli d’uovo.  È dimostrato poi che il sole stimola l’organismo a produrre endorfine (oppioidi endogeni), che danno un senso pieno di benessere e aiutano a combattere la depressione.  Anche alcune patologie della pelle, come ad esempio psoriasi, vitiligine o dermatite atopica, generalmente migliorano in estate, con l’esposizione solare.

Tuttavia, i danni a breve termine di un’esposizione non controllata: scottature, anche note come eritemi solari; fotodermatiti, come la dermatite polimorfa solare (ne soffre il 10% della popolazione adulta), l’orticaria solare e il lupus erithematosus discoide; disturbi della pigmentazione, quali macchie scure sul viso e sulle braccia o aree di depigmentazione come la vitiligine; immunosoppressione, calo delle difese e ricomparsa dell’herpes labiale; foto sensibilizzazione. I danni a lungo termine sono purtroppo spesso di natura peggiore: accelerazione dell’invecchiamento cutaneo e possibilità di sviluppo di tumori della pelle.

Incriminate per l’aumentato rischio di tumori cutanei sono sia le radiazioni UVA e che quelle UVB. I raggi UVB stimolano la comparsa dell’abbronzatura ma sono anche responsabili del “colpo di sole”, che è la prima testimonianza visibile dell’aggressione solare. Dobbiamo inoltre sottolineare che l’abbronzatura altro non è che un mezzo di difesa parziale della pelle contro gli UVB, ma non è in grado di proteggerci dagli UVA! I raggi UVA (emessi anche dalle lampade solari), favoriscono invece l’ossidazione e l’invecchiamento precoce della pelle, nonché la comparsa di lentigo solari. In alcuni casi possono essere responsabili dell’intolleranza al sole, un problema sempre più diffuso.

Come difendersi allora? Innanzitutto, i primi giorni al mare non si dovrebbero superare i 10 minuti di esposizione, con l’applicazione su tutto il corpo di un’adeguata protezione. Per sceglierla è indispensabile individuare il proprio fototipo: ne esistono 6, dalla carnagione più chiara e sensibile a quella nera. Il fattore di protezione andrà valutato in base a questo ma attenzione, solo i fototipi V e VI (i più scuri) possono permettersi una protezione inferiore a SPF 30+ e anche la pelle più scura deve comunque proteggersi per prevenire il rischio melanomi.

Gli schermi solari, disponibili in varie formulazioni, vanno poi applicati su tutto il corpo ben più di una volta: ogni 3-4 ore e subito dopo il bagno, senza dimenticare che l’esposizione deve essere comunque graduale (ogni giorno qualche minuto in più).

Con l’alimentazione dovremmo poi introdurre le vitamine amiche della pelle, come carotenoidi e vitamina C, e possiamo aumentare le nostre difese con l’uso di protettori solari in compresse, da assumere un’ora prima dell’esposizione.

Insomma, la parola d’ordine è abbronziamoci sì, ma consapevolmente, mettendo sempre al centro la nostra salute e quella dei nostri bimbi!

La pelle al primo sole: istruzioni per l’uso

Questo momento di passaggio tra la primavera e l’estate ci ha riservato giornate dal sapore decisamente estivo, che alcuni di noi hanno già passato in spiaggia. Quelli che però restano in città spesso non sono consapevoli che anche il sole primaverile può risultare molto pericoloso: in questo periodo ci esponiamo infatti perlopiù involontariamente e in genere in maniera non protetta. A ciò si aggiunge lo smog che amplifica il danno solare, provocando la comparsa di irritazioni, eritemi e scottature.

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Sarebbe quindi importante cominciare a preparare la pelle all’incontro con il cocente sole estivo, i cui effetti negativi possono evidenziarsi anche dopo molti anni, non solo a livello di foto-invecchiamento ma talvolta anche di complicazioni degenerative. Al contrario di quanto si pensa, inoltre, anche la pelle scura necessita di protezione e preparazione, poiché potrebbe risentire di danni meno immediati ma più evidenti con il passare del tempo.
Per prima cosa è bene iniziare a usare filtri solari già dai primi soli “importanti” di maggio, anche in città.
Tenere la pelle pulita è poi fondamentale, poiché la mantiene sana e più difesa: quando potete usate anche scrub e/o maschere purificanti, in modo da eliminare sostanze inquinanti e metalli pesanti. Stop invece a creme o peeling all’acido glicolico: i più aggressivi rischiano di privare l’epidermide degli strati superficiali, esponendola al rischio di macchie e discromie.
Almeno un mese prima e durante l’esposizione al sole, la pelle va poi predisposta anche dall’interno: assumere integratori mirati e fotoprotettori sistemici, aumenta gli scudi naturali anti-radicali liberi e antinfiammatori. Gli integratori alimentari contenenti mix di carotenoidi e antiossidanti, come il licopene e il selenio, sono infatti efficaci nel ridurre i danni causati dai radicali e inibire i processi di distruzione delle membrane cellulari indotti dai raggi UV. L’assunzione di queste sostanze aiuta quindi le naturali difese della pelle, diminuendo la fotosensibilità e il rischio di scottature ed eritemi; molti di essi, inoltre, contenendo precursori della melanina, velocizzano e ottimizzano il processo dell’abbronzatura, rendendola più omogenea e duratura. Il che non guasta, no?! Per quanto riguarda il più famoso dei carotenoidi, il beta-carotene, convertito in vitamina A nell’intestino, dobbiamo infine sapere che è contenuto in molte varietà di frutta e verdura di stagione, come albicocche, cachi, meloni, pesche, arance, carote, pomodori, zucca gialla, peperoni rossi, ma anche spinaci, broccoli, rape e cicoria. Normalmente se ne consiglia un consumo giornaliero compreso tra i 2 e i 5 mg, ed è bene non eccedere le dosi raccomandate. Una generosa integrazione di beta-carotene è opportuna anche nelle persone che si espongono al sole per lunghi periodi, negli anziani, contro la maculopatia senile e in chi assume alcool, perché l’etanolo distrugge le riserve di vitamina A nel fegato.
Attenzione: l’assunzione, soprattutto se non si rispettano le dosi consigliate, è controindicata per i fumatori, poiché sospettata di aumentare il rischio di cancro, problemi cardiovascolari ed emorragia intracerebrale (anche nel caso di esposizione all’amianto). Se non fumate, però, non c’è motivo di preoccuparvi: per scegliere il preparatore solare che fa per voi vi basterà chiedere consiglio al vostro farmacista di fiducia!

Combattere la cellulite si può!

La cellulite è uno dei problemi più diffusi e temuti dal sesso femminile: interessa ben 9 donne su 10 e non dipende dal sovrappeso. Eppure su questo tema spesso circolano informazioni scorrette. Per cominciare non è esatto definire la cellulite un inestetismo: si tratta invece di un’alterazione patologica del tessuto connettivo e adiposo, causata da un’alterazione dell’equilibrio del sistema venoso e linfatico, che porta all’accumulo di liquidi e si manifesta con il caratteristico aspetto a buccia d’arancia. La cellulite può poi peggiorare progressivamente attraverso 4 stadi: nella fase iniziale, definita edematosa, prevale il ristagno dei liquidi e l’aspetto a buccia d’arancia compare comprimendo la pelle; nella seconda fase, detta fibrosa, si formano piccoli noduli nel tessuto adiposo, mentre il tessuto connettivo perde elasticità e diventa più rigido rendendo visibile, anche senza compressione, gli avvallamenti cutanei; nel terzo stadio (cellulite sclerotica), i noduli aumentano di dimensione, si presentano induriti e dolenti al tatto, e possono comparire segni di vera insufficienza venosa e/o linfatica, con edema dei tessuti. Questo tipo di cellulite può interessare anche polpacci e caviglie. Nel quarto stadio si ha un peggioramento: nel tessuto adiposo si formano macronoduli dolorosi al tatto e la pelle si presenta con il classico aspetto “a materasso”. Giunto a questo stadio d’avanzamento, il problema è ormai irreversibile.

Quello che dobbiamo sapere è che la cellulite si può combattere, a patto di intervenire tempestivamente e adottare la giusta strategia. Applicare una crema, magari con poca costanza, un mese prima della “prova costume”, potrebbe non bastare.

Innanzitutto bisogna eliminare le cattive abitudini, come sedentarietà, alimentazione scorretta, fumo e così via, che possono causare e peggiorare il problema. Nel correggere il nostro stile di vita per eliminare la cellulite e, soprattutto, per sentirci più in forma, non dobbiamo mai dimenticare di bere due litri di acqua al giorno povera di sodio e preferibilmente lontano dai pasti. Inserire poi quotidianamente un po’ di movimento, camminando a passo spedito ogni volta che possiamo e dedicandoci alle attività fisiche che più ci soddisfano. Nell’alimentazione, scegliamo cibo semplice e poco condito: pochi grassi, pochi zuccheri, carboidrati in giusta quantità, proteine con moderazione. Frutta e verdura a volontà poiché saziano, apportano vitamine, sali minerali e acqua. Sale con moderazione perché il sodio che vi è contenuto trattiene l’acqua all’interno dei tessuti, contribuendo alla ritenzione idrica e influendo negativamente sul problema cellulite. Evitiamo poi gli alcolici, le posture errate (come accavallare le gambe) e gli abiti stretti.

Una volta che abbiamo inserito queste corrette abitudini nella quotidianità, che daranno risultati a lungo termine, dovremmo iniziare la nostra fase d’attacco sia con trattamenti topici specifici, sia con integratori drenanti e lipolitici mirati che aiutino a combattere il problema alla radice.

Oggi, fortunatamente, esistono formulazioni cosmetiche e farmacologiche, da scegliere a seconda della gravità del problema, che, se applicati tempestivamente e con costanza, che ottimizzeranno i nostri sforzi e ci daranno buoni risultati in poco tempo. L’ideale è ricorrere a un anticellulite per tutto l’anno, in modo da arrivare all’estate avendo già tutto “sotto controllo”, ma se non avete ancora provveduto il momento di intervenire è decisamente arrivato. Chiedete consiglio in farmacia e scoprite qual è la strategia migliore per voi: se avrete tenacia i risultati saranno presto visibili!

La notte ci fa belle!

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Sono definiti meccanismi di autoriparazione quelli che le cellule mettono in atto durante la notte: diversi cicli regolano il ritmo sonno-veglia dell’organismo, alcuni dei quali sono particolarmente attivi proprio quando nessuno se ne accorge, perché stretto tra le braccia di Morfeo. La pelle, per esempio, segue ritmi circadiani di 24 ore: di giorno si difende, stimolando le funzioni barriera; di notte si rigenera, la funzione barriera si autoripara, la microcircolazione si intensifica e il ricambio cellulare aumenta. Ecco perché i trattamenti di bellezza, dalle creme viso agli snellenti, studiati appositamente per l’applicazione serale, hanno un’efficacia scientificamente provata e regalano a viso e corpo effetti benefici fin dal risveglio.

Ce n’è per tutti i gusti e per numerose esigenze, anche a seconda delle tipologie di cute (secca o molto secca, normale, mista, grassa) e delle preferenze. In generale hanno tutte la caratteristica di riparare e nutrire, fondamentali necessità di ogni tipo di pelle dopo una giornata di lavoro, stress e aggressioni ambientali. Inoltre, favoriscono il rinnovamento delle cellule superficiali e hanno proprietà calmanti contro arrossamenti e irritazioni, date dagli ingredienti addolcenti spesso presenti nelle formulazioni. Ci sono poi cosmetici con altre particolari caratteristiche, come l’effetto elasticizzante o rimodellante per i trattamenti corpo, e l’effetto detox, antistress, antiaging per il viso.

Durante il giorno anche la pelle accumula tossine nocive e l’ambiente che ci circonda non le è d’aiuto: sbalzi di temperatura, vento, freddo, primi raggi Uv, smog e inquinamento, alimentazione sbilanciata, fumo di sigaretta… tutto concorre a intaccarne la salute e la bellezza. A fine giornata è scarica di energie e produce meno lipidi, collagene ed elastina.

È proprio durante la notte, quindi, che lavora per “far pulizia”, ritrovare nuove energie e rinnovato splendore, funzioni in cui è bene sia coadiuvata da trattamenti specifici. Come quelli appunto a effetto detossificante, che favoriscono i naturali processi di purificazione cutanea: libera dalle tossine, la pelle produce più cellule e ritrova energia. O come i trattamenti ad azione antiage: complice il rilassamento muscolare, inevitabile durante il sonno, concorrono a distendere i tratti del volto, sollevando zigomi e palpebre con effetto lifting, aumentando collagene ed elastina, e rendendo l’epidermide più resistente alle aggressioni dei radicali liberi, per ritrovarla al mattino rimpolpata, levigata e vitale.

Che si applichi una crema, una maschera, un olio o un siero, l’importante è preparare la pelle a ricevere il trattamento della sera: struccatevi e detergete sempre il viso con cura prima di coricarvi. Meglio usare prodotti delicati ma efficaci: acque micellari e acque termali, ad esempio, regalano una detersione dolce lasciando la cute ricettiva ai principi attivi.

Ricordate però: il primo segreto della bellezza è un corretto riposo. Cercate di dormire almeno 7-8 ore a notte per avere un aspetto fresco e rilassato, il cosmetico giusto farà il resto!

Xerosi cutanea: come trattare la pelle secca

Le condizioni climatiche dei freddi mesi invernali, quando l’aria è molto secca e rigida, mettono a dura prova l’equilibrio della pelle, accentuando il disturbo della pelle secca, particolarmente diffuso soprattutto tra gli anziani ma frequente anche nei giovani e nei bambini.

Xerosi cutanea (dal greco “xero”, che significa secco) è il termine medico con cui si indica la patologia causata da una ridotta idratazione della pelle, per cui questa si presenta ruvida, tesa, screpolata e perfino desquamata, con tutte le fastidiose conseguenze che ne derivano. L’utilizzo di detergenti aggressivi per l’igiene quotidiana, l’assunzione di corticosteroidi o di alcuni farmaci per malattie croniche (come i diuretici) e la presenza di diabete sono tra i principali fattori scatenanti. Tra le cause ci sono poi particolari patologie genetiche o familiari (cute fragile, senile, atopica, ittiosica, psoriasica, ecc.), fattori ambientali (esposizione a clima ventoso e secco, raggi ultravioletti, ecc.), contatto con sostanze chimiche aggressive e alcune malattie sistemiche.

In queste condizioni, a causa della perdita dei lipidi intercellulari, si ha un danno della funzione barriera della pelle, per cui l’acqua non viene più trattenuta dagli strati più esterni del corneo. Lo strato corneo disidratato fa sì che la superficie cutanea si presenti ruvida al tatto e pruriginosa: una percentuale del 10% di disidratazione è sufficiente per scatenare una sensibile alterazione dell’elasticità cutanea. Un’altra caratteristica può essere infine il ricambio cellulare epidermico accelerato, che è alla base della desquamazione.

I principali sintomi con i quali si manifesta la xerosi sono la sensazione di tensione della pelle, il prurito e il bruciore diffusi o localizzati, a seconda dei diversi quadri clinici, a cui si possono accompagnare eritemi e lacerazioni in particolare nella parte inferiore delle gambe, su avambracci e mani. Nella stagione invernale i sintomi si acuiscono per via della bassa umidità sia negli ambienti chiusi (a causa degli impianti di riscaldamento) che all’aperto (per l’esposizione al freddo e al vento), predisponendoci allo sviluppo di eczemi irritativi o allergici, infezioni microbiche e nell’anziano, ulcerazioni.

Come curare allora la pelle secca e xerotica?

Se siamo consapevoli di soffrire di secchezza cutanea, dovremmo seguire delle regole base per tenere questo disturbo sotto controllo. Innanzitutto è bene fare al massimo una doccia al giorno, poiché l’acqua calda accentua la xerosi, utilizzando rigorosamente saponi non saponi o oli lavanti non aggressivi, che non depauperino ulteriormente il film idrolipidico. Bisogna poi fare attenzione ai tessuti irritanti, come la lana o certi capi sintetici. Un umidificatore può risultare utile soprattutto in inverno, per aumentare l’umidità degli ambienti chiusi. La pelle secca e xerotica ha poi bisogno di cure quotidiane specifiche: gli emollienti, ad esempio, sono indispensabili e vanno applicati con frequenza soprattutto dopo il bagno, quando la cute è umida e più morbida. Se il disturbo è particolarmente grave, meglio non impiegare prodotti profumati, poiché potrebbero irritare maggiormente, e utilizzare creme e unguenti a base di urea o rimedi specifici che aiutino a rimuovere le squame. Nei casi in cui vi sia infiammazione, il medico potrà prescrivere brevi cicli di corticosteroidi a bassa potenza, evitandone l’uso prolungato.

In farmacia, grazie alla disponibilità di numerosi principi attivi in formulazione topica, possiamo individuare le soluzioni più appropriate per ristabilire la giusta idratazione e la funzione barriera dell’epidermide.

Rimettiamoci in forma dopo le feste!

Col Carnevale al termine, ci troviamo quasi tutti a dover combattere con le conseguenze degli stravizi che ogni anno ci concediamo durante le vacanze natalizie: ci troviamo spesso appesantiti e molti di noi lamentano gonfiore, spossatezza, disturbi intestinali e altri sintomi legati alla cattiva digestione (dispepsia), quando non un vero e proprio aumento di peso considerevole.

immagine da mywhere.it

Come possiamo intervenire? Innanzitutto non dobbiamo scoraggiarci: per correre ai ripari velocemente basterà un  po’ di buon senso, determinazione e qualche buon consiglio.

Per cominciare occorre  prefissarsi un obiettivo ragionevole, evitando di perdere troppo peso all’improvviso: non più di 3-4 chili, con il ritmo di uno a settimana; in caso contrario si rischia di riprendere tutto “con gli interessi” non appena interrompiamo la dieta.

Naturalmente è fondamentale mangiare frutta e tanta verdura e legumi di stagione, sia ai fini della dieta, sia per l’apporto nutrizionale, poiché si tratta di alimenti ricchi di fibre e a bassa densità calorica.

Mangiate lentamente, concedetevi il tempo di assaporare ogni boccone e fate una pausa tra una portata e l’altra. Evitate poi di  saltare i pasti: si tratta di una restrizione alimentare troppo violenta, spesso all’origine del fallimento di una dieta; fate piuttosto uno spuntino leggero tra un pasto e l’altro e cercate di diminuire i carboidrati, soprattutto quelli ad alto indice glicemico (pasta, pane, pizza, torte, merendine e così via), prediligendo pane e pasta integrale. Da evitare anche gli alcolici e gli stuzzichini da aperitivo, molto calorici e molto salati.

Imparate a gestire i vostri errori, addirittura ad anticiparli. Avete consumato un pranzo abbondante? Allora compenserete la sera mangiando cibi più leggeri. L’equilibrio alimentare si completa infatti nell’arco di una giornata o addirittura di una settimana: una giornata gastronomica può essere quindi compensata da una più  “light”.

Fatevi poi consigliare dagli esperti per scegliere dei buoni alleati, inserendo complementi alimentari drenanti e depurativi per consentirvi di eliminare le tossine, e/o integratori naturali che riducano l’assorbimento dei grassi e il senso di fame e aiutino a ripristinare la corretta funzionalità digestiva.

Infine, la vera regola d’oro è fare movimento e mangiare poco di tutto: non eliminate del tutto gli zuccheri o i grassi o qualsiasi altro gruppo di alimenti dai vostri pasti, poiché il periodo in cui seguite la dieta deve soprattutto aiutarvi a riequilibrare gli apporti e costruire una sorta di modello a cui dovreste continuare a far riferimento. Una cura dimagrante in cui ci si priva di tutto è il metodo migliore per crollare e rovinare gli sforzi che abbiamo fatto. Meglio concederci ogni tanto uno strappo alla regola, in modo mirato e in quantità ragionevole: con una piccola gratificazione, da compensare magari con un pasto più leggero, ci sentiremo meno frustrati e otterremo risultati migliori e più duraturi!

Pelle: la menopausa non fa più paura!

La menopausa, si sa, è un momento delicato nella vita di ogni donna, poiché comporta numerosi cambiamenti fisici che hanno un impatto anche sulla nostra psiche. In particolare, oggi ci occupiamo di un aspetto spesso sottovalutato ma non meno importante: la salute della pelle durante e dopo la menopausa.

Happy mature woman admiring herself in the mirror, immagine da pinkitalia.it

Con il calo della produzione di estrogeni, infatti, si va incontro anche a modificazioni a livello cutaneo: lipidi, acqua, acido ialuronico e collagene diminuiscono, l’epidermide e il derma si assottigliano, e la nostra pelle sembra perdere di colpo densità, luminosità e idratazione. Questi cambiamenti interessano la cute di tutto il corpo, che soffre secchezza e atrofia, ma in particolare del viso, che registra una perdita di tono e una maggiore rugosità.

In realtà la diminuzione di collagene nella pelle avviene già dopo i 40 anni ed è appunto dovuta all’abbassamento degli estrogeni. In generale la nostra pelle subisce cambiamenti per tutta la vita, a seconda di fattori intrinseci (ereditarietà, razza, età, ecc.) e fattori estrinseci (abitudini di vita quali il fumo, l’esposizione al sole nel corso degli anni, dieta, ecc.) e alcuni studi dimostrano che le donne che vanno in menopausa precoce tendono a soffrire più rapidamente  di disidratazione e invecchiamento cutaneo. È necessario quindi aver cura della pelle sin da giovani: solo in questo modo, quando i livelli di estrogeni iniziano a scendere, si ritroverà in un ambiente sano e in una condizione di idratazione ottimale per affrontare meglio i cambiamenti.

Che fare, dunque? La nostra cute è un vero e proprio organo, e deve essere ‘nutrita’ innanzitutto dall’interno, mantenendo uno stile di vita sano, con una dieta ricca di frutta, verdura e fibre e facendo regolare esercizio fisico ed evitando il tabacco.

Per limitare i danni dell’invecchiamento e della secchezza cutanea, ci sono poi accorgimenti da assumere quotidianamente che daranno immediati risultati: sostituire saponi e gel doccia con alternative che non contengano elementi aggressivi; utilizzare creme specifiche per pelle in menopausa, in grado di rafforzarla e stimolare il collagene; in questo senso, scegliamo prodotti di ultima generazione, in grado di “sostituire” gli elementi che apportano tono ed elasticità alla pelle in età fertile; per il corpo, utilizzare creme o oli idratanti e nutrienti che non contengano agenti irritanti o ingredienti come i parabenidistruttori endocrini che durante la premenopausa e la menopausa non dovrebbero essere utilizzati. Durante la pre-menopausa, molte donne potrebbero avere insoliti problemi di acne dovuti alla irregolarità dei loro livelli ormonali; in questo caso è bene ricorrere a prodotti specifici studiati per la pelle impura non più giovanissima, in grado di trattare l’acne senza creare ulteriore secchezza e sensibilità. Le vampate di calore possono poi portare ad arrossamenti e capillari rotti: occorrerà allora un trattamento ad hoc da alternare alla crema antietà. Non è una cattiva idea un gommage dolce da fare una o due volte alla settimana, per rimuovere le cellule morte, illuminare, e permettere ai trattamenti di penetrare più facilmente. Infine, per ritrovare turgore e luminosità, possiamo ottenere risultati sorprendenti con integratori mirati al benessere della pelle, in grado di stimolare la produzione di collagene ed elastina in calo.

Autunno: tornano le patologie del capello…

Molti di noi vivono con ansia l’arrivo della stagione autunnale, poiché alcune patologie del cuoio capelluto in questo periodo possono subire un peggioramento.  In particolare le più ricorrenti sono il telogen effluvium (ovvero la caduta anomala dei capelli)  post sole, la recidiva della dermatite seborroica, in chi ne è affetto, e la recidiva della psoriasi del cuoio capelluto.

immagine da deabyday.tv

Il telogen effluvium post sole è caratterizzato da una aumentata caduta dei capelli dopo circa 2/3 mesi dall’esposizione ai raggi ultravioletti, che sottopongono il cuoio capelluto a uno stress ossidativo maggiore rispetto alle altre stagioni. Le strutture cellulari che compongono il capello e il bulbo pilifero possono allora venire danneggiate e dopo l’estate  è un classico ritrovarsi con capelli più fragili e deboli, e che tendono a cadere, destando non poche preoccupazioni. Quest’incremento della perdita dei capelli può coincidere con altri fattori, come aumento dello stress per il rientro al lavoro o ripresa di cattive abitudini (alimentazione, fumo, sedentarietà) che, magari, erano state abbandonate durante le vacanze a favore di uno stile di vita più salubre.

Prima di spaventarci troppo, va ricordato che spesso si tratta di una caduta fisiologica e naturale. Per evitare che il fenomeno assuma dimensioni preoccupanti, a volte è sufficiente introdurre nell’alimentazione della stagione autunnale frutta secca, verdura, pesce. Tuttavia, se la caduta è copiosa e causa preoccupazioni, è bene arginare la perdita integrando la dieta con preparati specifici ricchi di principi attivi in grado di stimolare una ricrescita più veloce dei nuovi capelli, già presenti all’interno del follicolo pilifero. A questi, per un risultato più immediato e un capello visibilmente sano, andrebbe accompagnato un ciclo di trattamento topico con lozioni anticaduta efficaci, da frizionare sul cuoio capelluto una volta al giorno nel primo mese, riducendo di solito l’applicazione nei due mesi successivi, a seconda del prodotto e della risposta del capello.

La dermatite seborroica è invece una dermatite desquamativa, caratterizzata da lesioni eritematose ricoperte da squame untuose. Di solito questa patologia in estate subisce un miglioramento, poiché il sole e l’acqua del mare migliorano la sebo-regolazione e quindi anche le manifestazioni della patologia che, però, puntualmente si ripresenta in autunno. In questo caso, è proprio l’eccessiva produzione di sebo che, impedendo l’attività dei follicoli piliferi, provoca la caduta dei capelli.

I sintomi più evidenti si manifestano in testa e possono essere: prurito frequente; arrossamento della pelle; forfora e presenza di croste. Fondamentale è utilizzare subito, al ritorno dalle vacanze estive, uno shampoo di trattamento specifico per questa problematica, da alternare ad uno più delicato per lavaggi frequenti.

Un’altra delle dermatosi che torna in auge in autunno è la psoriasi. Caratterizzata da placche e scaglie argentee asciutte e non grasse come quelle della dermatite seborroica, la psoriasi del cuoio capelluto va tenuta sotto controllo, poiché, se trascurata, può estendersi a tutta la testa, con chiazze infiammate e pruriginose che possono causare disagio e fastidio. Per contrastare questa patologia è bene utilizzare già alla fine delle vacanze un prodotto topico specifico contenente acido salicilico durante le ore notturne, accompagnato da uno shampoo contenente sostanze cheratolitiche che normalizzi le placche.

Qualunque sia il problema dei vostri capelli non disperate: chiedete sempre consiglio al vostro dermatologo e al vostro farmacista di fiducia!