Aloe vera: il succo del benessere

Chi non conosce i benefici dell’Aloe vera sulla pelle? Lenitiva, cicatrizzante, idratante, è ormai presente in
molte delle migliori preparazioni cosmetiche. Ma sapevate che i benefici del gel di Aloe sono ancora più
notevoli se viene assunta per via interna
?

immagine da tuttogreen.it

Il succo di Aloe, che altro non è che una diluizione del prezioso
gel delle sue foglie, è infatti un concentrato di benessere, adatto in particolare ad affrontare i cambi di
stagione e tante piccole patologie. È ad esempio un toccasana per la regolarità dell’apparato gastro-
intestinale, poiché contiene l’acemannano, un mucopolisaccaride naturale che ha effetto protettivo sulla
mucosa di stomaco e intestino. Le sue proprietà antinfiammatorie lo rendono adatto anche per problemi
molto comuni come colite, gastrite e altri tipi di infiammazioni (purché sia senza Aloina, sostanza di cui
sono privi la maggior parte dei prodotti erboristici in commercio).
È stato dimostrato poi che il succo di Aloe ha proprietà immunostimolanti e aiuta l’organismo a difendersi
dagli attacchi di virus e batteri nei momenti in cui è maggiormente provato, come appunto ai cambi di
stagione. Per lo stesso motivo, aiuta anche contro alcune comuni infezioni, come l’Escherichia coli e la
Candida albicans, per combattere le quali può essere associato ai preparati specifici a base di Tea tree oil o
di estratto di semi di Pompelmo. L’Aloe vera è inoltre una miniera nutrizionale di Sali minerali e
vitamine ed esercita un’importante azione disintossicante e antiossidante, combattendo i radicali liberi
responsabili dell’invecchiamento cellulare del nostro corpo. Ecco perché assumendo succo di Aloe spesso si
notano miglioramenti anche a livello della pelle, dei capelli e delle unghie! Si tratta quindi di un tesoro
tutto da scoprire, con pochissime controindicazioni (come la rara ipersensibilità intestinale al prodotto); se ne
sconsiglia poi l’uso in gravidanza (poiché non ci sono studi che ne provino la sicurezza) e durante
l’allattamento (poiché renderebbe il latte amaro e poco gradito al bambino).
Per il resto, salvo diverso parere del medico, via libera a questo elisir di salute!

Raffreddore o allergia stagionale?

Naso che cola, starnuti, tosse e difficoltà a respirare: sembrano proprio i sintomi del comune raffreddore, di cui abbiamo già parlato. Tuttavia, come molti di noi già sapranno, non esiste solo la forma virale: il raffreddore può essere causato anche da un’allergia, che non ha quindi a che vedere con infezioni virali o batteriche ma dipende dalla risposta immunitaria del nostro corpo a un allergene. Distinguere le due forme e quindi individuare il giusto approccio terapeutico non sempre è semplice, soprattutto all’inizio.

Come capire allora se siamo affetti da un raffreddore comune o da una rinite allergica?

Immagine da Vivere più Sani

Il primo indizio per distinguerli è la durata: il comune raffreddore può durare tra i 3 e 14 giorni, mentre l’allergia può manifestarsi per diverse settimane o addirittura mesi. Altro dato importante da considerare è il periodo dell’anno in cui si manifestano i sintomi: il raffreddore influenzale coincide sovente con la stagione più fredda, mentre quello allergico tende a manifestarsi principalmente ai cambi di stagione (soprattutto nel caso di allergia ai pollini, il disturbo si concentra nel periodo della fioritura delle piante, che a volte può essere precoce). Quest’ultimo è infatti ovviamente legato all’esposizione all’allergene; tuttavia, se siamo allergici ai pollini delle graminacee i sintomi da raffreddore dureranno uno, due o tre mesi, se invece l’allergia riguarda per esempio gli acari della polvere potranno essere presenti nel corso dell’intero anno. Se siamo invece allergici al pelo di cani o gatti, ecco che il raffreddore si presenterà solo in presenza di questi animali. Questo significa che per identificare la natura di un raffreddore, dobbiamo prestare attenzione anche alle singole situazioni in cui si manifesta.

Differenze più o meno leggere si notano anche nei sintomi. I sintomi del raffreddore virale di solito iniziano 2-3 giorni dopo l’infezione e durano indicativamente 1-2 settimane, presentandosi con produzione di muco, difficoltà di respirazione, starnuti, mal di gola, tosse, mal di testa e talvolta febbre, generalmente lieve. Il raffreddore allergico, invece, si manifesta con congestione nasale più leggera, accompagnata da disturbi oculari quali prurito, gonfiore, lacrimazione e arrossamento, secchezza della gola, starnuti frequenti, scolo retronasale e muco più trasparente e liquido, occhiaie scure, eventuale perdita di olfatto e gusto, e, in alcuni casi, anche un lieve dolore osseo. Inoltre, il raffreddore di origine virale, al contrario di quello di origine allergica, non fa prudere il naso, non ci fa starnutire “a salve”(con raffiche di 4 o più starnuti) e non dà sintomi oculari.

Come affrontare allora la rinite allergica? Innanzitutto, qualora si abbia il sospetto che il proprio raffreddore sia di origine allergica, è opportuno consultare il medico. La cura, oltre al tentativo di ridurre l’esposizione all’allergene, prevede il ricorso a farmaci antistaminici, colliri specifici, spray nasali decongestionanti e, previa valutazione del medico, eventualmente cortisonici; per alcune forme allergiche sono poi disponibili vaccini in grado di favorire una progressiva desensibilizzazione. Se non siamo sicuri di quale sia la natura della rinite o non vogliamo ricorrere a farmaci esistono poi efficaci rimedi naturali.

Se avete dubbi chiedete sempre consiglio al vostro medico e al vostro farmacista di fiducia!

Magnesio: il minerale della salute femminile

Il Magnesio è un minerale essenziale che interviene in oltre 300 reazioni cellulari, garantendo la normale fisiologia dell’organismo. Fondamentale per il metabolismo energetico, il suo campo d’azione comprende in particolare il sistema nervoso e l’apparato muscolare, collabora al buon funzionamento del sistema cardio-circolatorio regolando il battito cardiaco e la pressione, garantisce la solubilità del calcio nelle urine contrastando la formazione di calcoli renali, mantiene in forma l’apparato muscoloscheletrico, scongiurando crampi, lussazioni e fratture, e costituisce inoltre un ottimo rimedio depurativo, perché promuove l’eliminazione delle scorie acide. L’eventuale carenza di magnesio è rivelata da molti disturbi, sia fisici che psico-emotivi: sul piano psicologico possono comparire ansia, nervosismo, irritabilità e stanchezza immotivata; sul piano fisico, invece, i sintomi più frequenti comprendono cefalee, disturbi del sonno, problemi intestinali, disturbi circolatori, crampi e spasmi muscolari, alterazione del ritmo cardiaco e perfino confusione mentale. Il più evidente sintomo di mancanza di magnesio è dato poi dalla comparsa di macchie bianche sulle unghie. Il fabbisogno quotidiano è in generale tra i 300 e i 500 mg ma cambia con l’età e il sesso ed è particolarmente elevato in gravidanza, allattamento e dopo i 65 anni: in questi casi, oltre all’assunzione del minerale attraverso la dieta alimentare, è consigliabile utilizzare integratori specifici.

Se è importante per tutti per le donne è assolutamente indispensabile, data la stretta interdipendenza tra la fisiologia ormonale femminile e svariati apparati, da quello sessuale a quello scheletrico e nervoso. Un buon livello di magnesio è importante sia per attenuare i dolori mestruali, sia per ridurre gli sbalzi d’umore e l’irritabilità tipici della sindrome premestruale. In menopausa, smorza le vampate di calore, diminuisce le manifestazioni ansiose, previene la comparsa di osteoporosi e di artrosi da perdita di sali minerali.

La buona notizia è che in natura il Magnesio è presente in quasi tutti gli alimenti. Ne sono particolarmente ricchi tutti i cereali integrali ( si trova sia nel germe che nella crusca), e in particolare il miglio e il grano saraceno. Tra i vegetali primeggiano invece tutte le verdure a foglia verde (in particolare spinaci, cavolini di Bruxelles, bietola, rucola, cicoria, broccoli,…), così come la frutta fresca (in particolare banane, meloni, uva, more, lamponi, fragole, ciliege) ed essiccata (datteri, fichi secchi e albicocche secche).

Altre fonti di Magnesio sono i legumi (in particolare soja, lenticchie, ceci, fagioli bianchi e borlotti), la frutta secca (soprattutto mandorle, noci del brasile, noci, arachidi, pistacchi) e anche i semi oleosi (sesamo, zucca e girasole). Ricchissimo di Magnesio è anche il cacao, purché sia fondente. Tra i prodotti di origine animale, è presente in dosi moderate sia in pesce, carne e latticini. Quello che dobbiamo sapere, tuttavia, è che la cottura degli alimenti riduce la disponibilità del Magnesio in essi contenuto, e che sarebbe importante utilizzare in cucina solo il sale marino integrale, che ne contiene in grande quantità, al posto del comune sale raffinato, che ne contiene pochissimo.

Quando, infine è bene integrarlo? L’assunzione di integratori di Magnesio è raccomandata in tutti i casi di sintomatologie e disturbi che ne rivelano la carenza o l’aumentato fabbisogno ma in generale sarebbe bene assumerlo ciclicamente dopo i 40 anni e soprattutto in età avanzata, quando il fisiologico rallentamento metabolico dovuto ai cambiamenti ormonali o all’invecchiamento dei sistemi organici rende più difficile al corpo procurarselo dagli alimenti.

Se avete dubbi chiedete consiglio al vostro medico e al vostro farmacista di fiducia!

Affrontiamo il cambio di stagione… secondo Natura!

Quante volte ai cambi di stagione ci sentiamo un po’ giù di corda? Niente di strano: con l’arrivo della primavera in particolare abbiamo improvvisamente a che fare con una maggiore quantità di luce, cambiano spesso anche i nostri ritmi e il corpo e la mente fanno fatica ad adattarsi.

Ecco che ci sentiamo fiacchi, privi di energia, stressati, abbiamo un leggero ma continuo, mal di testa, una sensazione di sonnolenza predominante e non abbiamo voglia di fare nulla. Aggiungiamoci poi quel po’ di debolezza conseguente alle influenze da “colpo di freddo” tipiche della mezza stagione o alle allergie e il gioco è fatto. Situazioni di debolezza e apatia possono però dipendere anche dall’intensificazione dei nostri impegni quotidiani legati a lavoro, sport e studio, come nel caso dei tanti giovani che si preparano agli esami.

In tutti questi casi può diventare difficile mantenere costante lo slancio naturale e il riposo del fine settimana non è mai sufficiente, soprattutto in questo periodo di naturale calo fisico.

Per far fronte a questa situazione per prima cosa è essenziale curare l’alimentazione, evitando cibi di difficile digestione come la carne rossa, i latticini e gli alcolici, e riducendo anche quelli che contengono il glutine. Tanto per cambiare, ampio spazio dovrebbe essere dato invece alla frutta e alla verdura fresca di stagione, in particolare quella a foglia verde, che fa bene al fegato e lo disintossica. Non dimentichiamo poi di bere molta acqua, per aiutare l’organismo a eliminare le tossine. In questo senso, possiamo ricorrere a due o tre tisane disintossicanti e depurative al giorno, a base di Ortica, Tarassaco, Bardana e Gramigna.

Se vogliamo tiraci su un valido aiuto può venire inoltre da integratori cosiddetti “ricostituenti”, purché scegliamo quello più adeguato alle nostre esigenze. Le cosiddette sostanze tonico-adattogene forniscono infatti principi attivi molto utili per sostenerci in periodi di aumentato fabbisogno energetico. Le più utilizzate ed efficaci nei tonificanti naturali ad azione specifica per gli adulti sono Ginseng, Eleuterococco, Guaranà, Rodiola e Whitania. Per sostenere invece i bambini nello svolgimento dei loro piccoli grandi impegni di ogni giorno, si può utilizzare, sotto consiglio del pediatra, Malto d’Orzo o Germe di Grano, Acerola, i cui frutti, ricchi di vitamina C, sono ideali per aiutare l’organismo a reagire ai fastidi legati ai primi sintomi influenzali, e Pappa Reale, che con le sue proprietà toniche e ricostituenti ne aumenta la vitalità e lo stato di benessere psicofisico ottimizzando la capacità di resistenza.

Anche per chi è già sopra i 50 anni di età o per chi deve affrontare periodi di particolare attività intellettuale, erbe officinali quali Semi d’Uva, Schisandra e Ginkgo (controindicato solo in caso di terapie con anticoagulanti o antiaggreganti piastrinici), possono fornire sostanze utili a potenziare reattività, memoria e capacità di concentrazione.

Se poi la spossatezza è dovuta a stati di convalescenza, rivolgetevi al vostro farmacista di fiducia, che terrà in considerazione età, ritmi di vita, tipo di impegni e caratteristiche fisiche per trovare insieme a voi la soluzione migliore.

Estate: è tempo di sieri!

D’estate, con il caldo, la pelle del viso richiede cure e prodotti speciali perché quelli che si usano normalmente durante l’anno possono risultare troppo pesanti.

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Giovani o mature, normali o sensibili, grasse o secche, pallide o abbronzate: tutte le pelli possono aver bisogno di un trattamento concentrato. I sieri cosmetici hanno la caratteristica di essere superconcentrati e rapidissimi nei risultati. In questo periodo però spesso finiscono in fondo al cassetto, perché pensiamo di non averne bisogno o temiamo che secchino ancora di più la cute, già disidratata da sole e caldo. Dovremmo invece pensare al siero come al passe-partout dell’estate, adatto a qualunque tipo di pelle grazie alla texture leggera e più asciutta che penetra in profondità e lo rende perfetto anche per essere abbinato al make up o a un solare. Con il clima umido e l’aumento di  temperatura, infatti, questo è il momento dell’anno in cui la fisiologica traspirazione cutanea viene più ostacolata; la pelle appare perciò più lucida, può risultare appiccicosa e unta al tatto. Un siero dal potere idratante intensivo è invece in grado di ripartire l’acqua in tutte le zone del viso, per preservarne la freschezza per tutto il giorno: la pelle risulta rimpolpata, il colorito più fresco e luminoso, le piccole rughe di disidratazione sono come levigate, ma senza l’effetto “sudaticcio” che in questi casi potrebbe produrre la crema.

Il segreto? La semplicità formulativa! Il siero è più concentrato in attivi rispetto a una crema e, avendo un facile assorbimento, può veicolarli in maniera immediata e agire in profondità.

Quale scegliere? Ce n’è per ogni esigenza:  un siero rivitalizzante è ottimale quando la pelle appare stanca e stressata a causa di poco sonno, stanchezza, fumo e inquinamento, sovraesposizione ai raggi UV, alimentazione non equilibrata; un antietà per una pelle segnata da rughe e grinze; rimpolpante, per riempire la pelle di lipidi che possono diminuire dopo la menopausa; sebonormalizzante e opacizzante, per ridurre le imperfezioni e l’aspetto lucido e untuoso della pelle grassa e impura; un siero illuminante, quando vogliamo uniformare il colorito riducendo le macchie brune.

Si utilizza al mattino, come base o unico trattamento (prelevandone una piccola quantità sul dorso della mano e stendendolo sul viso) e/o alla sera, quando è maggiore la ricettività della pelle che, nella fase notturna,  aziona i suoi processi di rinnovamento  cellulare. Il trucco in più: per preparare la pelle a ricevere tutti i benefici del siero, regalatevi un massaggio defaticante nelle zone del contorno occhi, arco sopraciliare e mento, per poi stendere il prodotto.

Se sentite comunque il bisogno del nutrimento apportato dalla crema, infine, il consiglio è quello di abbinare al siero un’emulsione leggera, dalla texture più fluida e fresca, e di fare settimanalmente uno scrub viso. Vedrete: con questi accorgimenti potrete dire addio all’effetto lucido e regalarvi una pelle fresca e idratata anche in estate!

I disturbi “in rosa”…

Insonnia, stitichezza, dolori addominali, mal di testa… noi donne, più colpite per ragioni fisiche, mutamenti ormonali o predisposizione naturale, conosciamo questi problemi fin troppo bene.

La famigerata sindrome premestruale (SPM), ad esempio, è caratterizzata da un insieme di disturbi di ordine fisico, psicologico, emotivo e comportamentale. Si verifica nella seconda metà del ciclo mestruale, ovvero nel periodo post-ovulatorio, può manifestarsi a qualsiasi età ed è principalmente scatenata dall’azione degli ormoni femminili: l’innalzamento e la drastica diminuzione dei livelli di estrogeni e progesterone nel corso del ciclo, creano infatti una serie di squilibri che causano sbalzi di umore, insonnia, nervosismo, tensione al seno e ritenzione idrica.

immagine da deabyday.tv

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Ovviamente, un po’ di fastidio e dolore associati alla menorrea sono perfettamente normali e non riconducibili immediatamente a una diagnosi di sindrome premestruale. Si tratta invece di SPM quando i sintomi compaiono circa una settimana prima del flusso e si risolvono completamente con la sua comparsa. I principali segnali sono: irritabilità e aggressività incontrollabile; vistose fluttuazioni dell’umore, sino alla depressione; gonfiore addominale; meteorismo; aumento dell’appetito e del peso; dolore al seno.

La gravità della SPM dipende dall’intensità dei disturbi e dal loro impatto sulla vita quotidiana, e sul piano clinico si possono distinguere tre gradi: I – lieve o media (interessa circa il 60-70% delle donne, che si sentono irritabili, nervose e malinconiche, ma il loro benessere psicofisico non ne risulta stravolto); II – grave (colpisce il 12-36% della popolazione femminile, con sintomi decisamente più intensi); III – gravissima (coinvolge una ristrettissima minoranza, ma presenta una sintomatologia psichica talmente pesante da avere conseguenze serie anche nella vita relazionale e professionale).

Anche se queste complicazioni sembrano inevitabili non dobbiamo scoraggiarci, poiché possono essere affrontate partendo innanzi tutto da uno stile di vita sano. Ecco qualche consiglio: dormite otto ore per notte (la carenza di sonno manda in tilt il ciclo, facilita la depressione e peggiora la sindrome); riducete lo stress, ridimensionando gli impegni e chiedendo aiuto più spesso; svolgete attività fisica con regolarità, per scaricare la tensione; evitate i cibi in scatola o con conservanti aggiunti (contengono sostanze eccitanti che favoriscono l’irritabilità); non eccedete con il consumo di sale, alcolici, teina e caffeina; consumate invece frutta e verdura, legumi, noci, banane, cereali integrali, pesce fresco e yogurt magro; respirate lentamente e profondamente quando sentite salire la tensione.

Altre accortezze comportamentali e il ricorso mirato a integratori alimentari specifici, infine, possono essere di grande aiuto per risolvere alcuni dei problemi associati alla sindrome premestruale e al ciclo, come l’emicrania, la fame nervosa e i crampi addominali.

Vediamo allora indicazioni terapeutiche più specifiche per fronteggiare i disturbi associati alla sindrome premestruale (SPM).

Una sostanza particolarmente utile per il trattamento dei sintomi della SPM, come seno dolente, mal di testa, nausea, irritabilità, ritenzione idrica, vertigini, senso di stordimento, è la vitamina B6, nota anche come piridossina o “vitamina della donna”. Gli alimenti più ricchi di B6 sono lievito di birra, semi di girasole, germe di grano, farina di soia, lenticchie secche, cereali integrali, leguminose, banane, patate, cavolini di Bruxelles e cavolfiori, ma può essere assunta anche attraverso appositi integratori. Per quanto riguarda invece l’emicrania mestruale, si può trattare con diversi rimedi. Uno di questi è l’assunzione di un contraccettivo in continua, ovvero di una pillola anticoncezionale senza pause: con questo metodo, da adottare solo sotto rigida osservazione medica, si riduce la frequenza del ciclo facendolo tornare ogni 3-6 mesi o meno, e limitando così gli attacchi di cefalea. Per un approccio più naturale, si può ricorrere però a integratori di magnesio, aminoacidi come il triptofano, e fitoterapici come l’agnocasto, specialmente in quei casi in cui il mal di testa è preceduto da sindrome premestruale. Esistono poi farmaci specifici, che devono sempre essere valutati dal medico e utilizzati solo per le emicranie resistenti ad altre terapie.

Per quanto riguarda i dolori addominali, mangiare pesce azzurro, ricco di omega-3, aiuta a tenere sotto controllo i crampi e le contrazioni muscolari provocate dallo sfaldamento dell’endometrio.

Durante la fase premestruale e il ciclo si avverte poi un aumento della fame e un irrefrenabile desiderio di dolci e cioccolata, che non sempre si riesce a controllare. Questa tensione è dovuta a una forte diminuzione del metabolismo della serotonina, ormone implicato nel tono dell’umore. La vitamina B6 e il magnesio sono elementi fondamentali anche per favorire la sintesi della serotonina ed evitare il calo degli zuccheri, e gli alimenti che fanno al caso sono carboidrati complessi integrali, legumi, patate. Ovviamente, cedere a qualche pezzetto di cioccolato non deve generare sensi di colpa: basterà seguire alcuni trucchi per non rendere il danno irrimediabile! L’ideale è fare colazione, pranzo, una merenda e una cena leggera, poiché mangiare a orari regolari porta a un maggiore controllo sul ciclo della fame. È bene poi evitare i dolci nel pomeriggio e limitarsi a un frutto, perché è in circolo un alto livello di insulina che aumenterebbe ancor di più introducendo zuccheri. Per riuscirci, dovremmo occupare il tempo con diversivi ludici che ci distraggano dalla fame nervosa, dedicandoci ad esempio ad attività fisiche aerobiche, che innalzano i livelli di serotonina e dopamina (l’ormone della felicità), o praticando qualche rilassante lezione di yoga. Giacché questo sintomo ha anche motivazioni psicologiche, possiamo infine ricorrere a tisane di tiglio, melissa o passiflora, che aiutano a calmare gli stati d’ansia e a ritrovare serenità.

Uomini sull’orlo di una crisi di nervi…

Le questioni di lavoro, gli impegni in famiglia, le bollette da pagare, la crisi economica. I motivi causa di stress sembrano infiniti e il benessere psicofisico ne risente fortemente, facendoci sentire estremamente insicuri e a disagio, con difficoltà anche a livello relazionale e conseguenze talvolta drammatiche.

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Uno dei nemici più insidiosi del nostro equilibrio è inoltre l’onnipresente cellulare, di cui ormai facciamo un vero e proprio abuso. La possibilità di navigare ha aumentato le ore passate sui minischermi, scatenando un nuova “psicosi”: la “nomophobia”  termine che nasce dall’inglese “no mobile phone phobia”, uno stato di ansia derivato dalla mancanza o dalla perdita del telefono. Senza dover ricorrere a casi estremi, e tralasciando l’acceso dibattito sui rischi tumorali, diversi studi attestano che dall’abuso del cellulare derivino stress, problemi nel dormire, sintomi depressivi. È bene quindi staccarsi dal telefono verso sera, almeno un ora prima di coricarsi, soprattutto se l’utilizzo in giornata è stato intenso. PC e dispositivi tecnologici accesi a oltranza influiscono inoltre sulla frequenza dei rapporti sessuali , che cala del 70%.

Secondo recenti studi, un rimedio naturale alla portata di tutti contro lo stress esiste: l’attività fisica, che ci aiuta non solo a scaricare l’ansia accumulata durante la giornata, ma anche a prevenirla, poiché rafforza la funzionalità del cervello. Basterebbe esercitarsi anche solo per mezz’ora al giorno, facendo cose semplici come andare in bici, correre, nuotare: l’importante è muoversi, perché così è possibile ridurre le tensioni muscolari, favorire il riposo notturno, migliorare l’ossigenazione delle cellule cerebrali, determinare il rilascio di endorfine, e scaricare le sostanze dannose accumulate. Quando iniziano a notarsi i primi risultati, poi, soddisfazione e autostima aumentano.

Infine, in condizioni di stress acuto, anche il sistema immunitario funziona meno bene, tanto da poter mandare messaggi alterati al cervello che, a sua volta, reagisce causando sensazioni di malessere generale, poco appetito e umore depresso. Le difese si abbassano rendendoci più vulnerabili alle malattie.

Complessi naturali come Ginseng, Eleuterococco, Pappa reale, Rhodiola rosea, possono essere utili nell’adulto per una risposta immediata. La Rhodiola rosea, in particolare, si rivela un coadiuvante importante nei casi di alterazione dell’umore o disturbi del sonno.  Possiede infatti un elevato potere tonico-adattogeno che aiuta le nostre capacità di adattamento e accresce la resistenza dell’organismo alle aggressioni, interne o esterne, che ci fanno spesso sentire schiacciati dagli impegni o fisicamente indeboliti. La Rhodiola rosea stimola inoltre la produzione di serotonina, l’ormone che contribuisce al controllo dell’appetito, del sonno, dell’umore e delle funzioni cardiovascolari, nonché al potenziamento della memoria, della concentrazione e dell’apprendimento!

Unghie rigate: da cosa dipende?

Da un po’ di tempo a questa parte le vostre unghie non sono più lisce e regolari come prima, ma presentano delle “righe” in senso verticale più o meno pronunciate?

immagine da benesserefaidate.com

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Se sì, la ragione più probabile è che, ahinoi, stiamo invecchiando. Caratteristiche come durezza, resistenza ed elasticità dell’unghia sono dovute alla presenza di cheratina, proteina costituita da lunghe catene di aminoacidi (tra cui spiccano cisteina, acido glutammico ed arginina), di oligoelementi come  zinco, ferro, e vitamine A, B6, C e E. Nel momento in cui queste sostanze non sono più sufficienti, le unghie ne risentono, apparendo sottili e fragili, e sfaldandosi facilmente.
Il fenomeno delle righe longitudinali sarebbe promosso dall’atrofizzazione della matrice ungueale che avviene con il passare degli anni, e da una più accentuata difficoltà dell’unghia nel trattenere l’umidità. Ci sono però anche casi in cui l’increspatura delle unghie è dettata da patologie, come l’artrite reumatoide, che tuttavia comporta altri sintomi più eclatanti. Può trattarsi anche di una alimentazione inadeguata, o ancora di carenza di vitamine (in particolare B) e ferro. Infine, debolezza e stress, nemiche giurate del nostro organismo, possono essere causa delle unghie rigate.
In generale, le righe verticali non devono dunque suscitare apprensione, diversamente da quelle orizzontali, che possono invece essere sintomo di alcune malattie croniche.
Le linee, solchi o creste orizzontali che compaiono evidenti sulle unghie sono anche dette “linee di Beau”, e sono la conseguenza di una interruzione nella crescita ungueale dovuta a uno stato patologico. Tra le diverse condizioni mediche associate alle linee di Beau, si possono trovare il diabete, la polmonite, le malattie esantematiche con parotite (orecchioni) o morbillo, la scarlattina,  ma anche febbre alta o malattie vascolari periferiche. In tono minore, può essere segno di una carenza di zinco.
Anche eventi traumatici, come il contatto con sostanze chimiche a pH basso o molto alto e le micro fratture, possono provocare un’alterazione delle sostanze che costituiscono le unghie, promuovendo la fragilità e l’esfoliazione degli strati di superficie.
L’abitudine di usare smalti di qualità scadente può peggiorarne lo stato di salute, facendole apparire più secche, fragili e facili allo sfaldamento; per rimuoverlo, inoltre, utilizziamo spesso solventi che disidratano l’unghia, compromettendone ancor di più la robustezza.
Nel caso in cui il problema dipenda da disidratazione, è opportuno applicare una crema che vada a compensare le perdite delle sostanze che ne costituiscono la struttura. Se invece la causa principale risiede in una carenza nutrizionale, è necessario integrare la dieta con una supplementazione vitaminica e minerale.
Contro le unghie fragili il rimedio fitoterapico per eccellenza è infine rappresentato dall’Equiseto e dall’olio di Mandorle dolci, con cui dovremmo  ungerle tutte le sere. Se avete dubbi, come sempre, consultate il vostro medico!

Insufficienza venosa: cosa fare?

immagine da farmaciaartegna.it

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Le vene varicose (o semplicemente varici) sono dilatazioni patologiche delle vene che interessano in particolare gli arti inferiori, sebbene possano manifestarsi anche in altre aree. Sempre allungate ed evidenti, assumono un caratteristico andamento tortuoso, costituendo un vero e proprio disagio estetico per moltissime donne. L’insufficienza venosa ne è la causa principale, ma le vene varicose possono dipendere anche da altri fattori, come trombi a carico delle vene profonde, compromissione dei vasi, deficienza della pompa muscolare, obesità e sedentarietà. Spesso provocano inoltre fastidiosi sintomi, come caviglie gonfie, crampi muscolari, formicolii alle gambe, gambe gonfie e stanche, percezione di freddo costante.

Vediamo COSA FARE per combatterle: mantenere il proprio peso forma; praticare esercizio fisico e sport regolare, utilissimo per favorire la circolazione sanguigna (evitare però sport che richiedono scatti o movimenti bruschi, come tennis o jogging e preferire ad esempio il nuoto o lunghe camminate di buon passo); rialzare il letto in corrispondenza dei piedi; indossare calze elastiche/bende a compressione graduata per contrastare il ristagno di sangue nei capillari.

Ecco invece cosa NON FARE in caso di insufficienza venosa conclamata o probabile: rimanere in posizione eretta per molto tempo (può favorire l’ipertensione venosa); indossare abiti troppo aderenti, come pantaloni, intimo troppo stretto, cinture e collant, che ostacolano il circolo del sangue; indossare spesso scarpe con tacchi alti (le scarpe basse obbligano i muscoli della gamba a lavorare di più, preservando l’integrità delle vene); fumare (il fumo aumenta il rischio di insufficienza venosa, specie nei soggetti predisposti); esporsi per lunghi periodi al sole o fare bagni molto caldi; rimanere a lungo in ambienti troppo caldi (la temperatura esterna elevata può infatti favorire la vasodilatazione); rimanere seduti o in piedi per lunghi periodi (il cambio di posizione incoraggia il flusso sanguigno); sedersi con gambe incrociate (posizione che potrebbe aggravare l’insufficienza venosa, favorendo la comparsa delle varici).

Come sempre, anche l’alimentazione è un anello fondamentale della cura. È bene quindi: seguire un regime dietetico ipocalorico ed assumere molti liquidi, soprattutto in caso di sovrappeso/obesità; assumere tanta frutta e verdura in quanto ricca di antiossidanti come vitamine C ed E; consumare alimenti ricchi di vitamina C e di colore viola/blu scuro. Vanno invece evitati cibi di difficile digestione, come fritture e alimenti ricchi di grassi, alcol e caffeina.

Infine, per ridurre anche i segni antiestetici del disturbo, applicate sulle gambe preparati a base di attivi naturali ad azione protettiva e flebotonica, come: Rusco o Pungitopo, Vite rossa, Ippocastano, Centella asiatica. Gli stessi principi attivi possono inoltre essere assunti sottoforma di compresse od opercoli, da utilizzare anche come complemento alla cura farmacologica.

Mille usi e proprietà della Camomilla!

immagine da cultura.biografieonline.it

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La Camomilla (Matricaria camomilla o Chamomilla recutita) è una nota pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Asteracee. Il suo nome deriva dal greco chamàimelon, che significa “mela della terra”, per il profumo inconfondibile che ricorda quello del gustoso frutto. Il nome del genere, Matricaria, proviene invece dal latino matrix, che significa “utero”, ed è dovuto al suo potere calmante dei dolori mestruali.

La Camomilla è caratterizzata da costituenti idrofili e lipofili, e a seconda della modalità di utilizzo esercita attività differenti.

Tra i componenti idrofili, che sono estratti con solvente acquoso sotto forma di infuso o decotto, citiamo i flavonoidi, le cumarine glicosilate e gli acidi fenolici, che conferiscono all’estratto proprietà spasmolitiche, sedative e antiossidanti. L’infuso di Camomilla è quindi notoriamente indicato anche per favorire il sonno e combattere la tensione. L’altra classe di principi attivi, i liposolubili, concorre invece alla formazione di un olio essenziale che vanta proprietà antisettiche, antinfiammatorie e lenitive.

Grazie all’attività antispastica e antinfiammatoria sulla muscolatura liscia del tubo digerente, è indicata nella terapia di affezioni gastrointestinali, in caso di gastriti, coliti, enteriti ed esofagiti. È un ottimo miorilassante, pertanto utile in caso di crampi intestinali, sindrome dell’intestino irritabile e spasmi muscolari.

Per noi donne, come già accennato, avendo proprietà calmanti ed emmenagoghe (in grado cioè, di favorire il flusso mestruale) trova largo impiego anche in problemi ginecologici come dismenorrea e infiammazioni. Per uso esterno, inoltre, manifesta capacità antalgica, antinfiammatoria e debolmente antimicrobica nelle patologie oculari, nelle affezioni cutanee e nei processi flogistici del cavo orale. Come ogni nonna sa bene, un filtro usato di Camomilla tamponato sulle palpebre al risveglio è un ottimo rimedio anche per attenuare gonfiore perioculare, borse e occhiaie!

E veniamo infine all’uso cosmetico di questo delicatissimo fiore. In cosmetica gli estratti di Camomilla sono largamente impiegati per le loro proprietà lenitive, antiflogistiche, antisettiche, cicatrizzanti e dermopurificanti. Nelle formulazioni migliori, sono utilizzati per il trattamento di pelli infiammate, delicate, sensibili, irritate, acneiche, con couperose o foruncoli e anche nei prodotti per i bambini e nei doposole.

Per sfruttarne al massimo i benefici, anch’io ho scelto acqua e olio di Camomilla come protagonisti delle mie creme viso idratanti per pelli secche, sensibili o problematiche e del mio Doposole riparatore alla Camomilla e gel di Aloe: si tratta di un vero e proprio trattamento ristrutturante, lenitivo e rigenerante per la pelle provata dal sole e perfino per ustioni lievi, che utilizzato con costanza vi permetterà di porre rimedio ai danni di un’eccessiva esposizione senza spellarvi!