Alimenti da evitare: zuccheri e carboidrati raffinati

Oggi continuiamo la nostra disamina degli alimenti da evitare per restare in salute, occupandoci di zuccheri e carboidrati raffinati.

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Lo zucchero bianco è il risultato di complesse trasformazioni industriali che provocano la perdita e la distruzione di proteine, enzimi e sali minerali contenuti nella materia prima. Questi processi prevedono l’impiego di sostanze potenzialmente nocive che sottraggono allo zucchero i nutrienti “buoni”, dando origine a un alimento ricco solo di calorie, il cui consumo determina un indebolimento dell’organismo.

Gli zuccheri sono infatti tossici per la flora batterica fisiologica, e favoriscono al contrario la crescita e l’insediamento dei patogeni come la candida: un fungo che abita nell’intestino umano, ove favorisce il metabolismo dei carboidrati sotto forma di lievito innocuo. A causa però di un’alimentazione troppo ricca di zuccheri, la candida prolifera a dismisura, passando dalla forma di lievito a quella di muffa, e diventando quindi un parassita. Si indebolisce poi il sistema immunitario, poiché più l’organismo risulta impegnato nell’eliminazione delle scorie tossiche, meno energia avrà per respingere gli attacchi esterni; lo zucchero, inoltre, riduce la capacità dei globuli bianchi di distruggere i batteri.

Altra controindicazione: viene rapidamente assorbito nei primi tratti del nostro intestino, portando subito ad alti livelli di glucosio nel sangue; è infatti l’alimento con il più alto indice glicemico. L’indice glicemico è la capacità dei carboidrati di innalzare la glicemia; sono ad alto indice glicemico cibi come dolci, pane bianco, bibite zuccherate… in generale quelli fabbricati con zucchero bianco e farine raffinate. Quando il glucosio in essi contenuto viene assorbito dal sangue ci sentiamo in forma rapidamente, ma dura poco. Il pancreas è spinto a lavorare in fretta per smaltirlo, e la grande scarica di insulina che ne deriva porta a un abbassamento troppo veloce del glucosio circolante. Il risultato è che ci sentiamo improvvisamente stanchi e s’innesca ulteriore desiderio di zucchero, che può diventare una vera e propria dipendenza. A seguito di questo stress può accadere che l’insulina prodotta dal pancreas diventi progressivamente inefficace (“insulino-resistenza”) determinando un accumulo di glucosio nel sangue e aumentando il rischio di diabete, specie nelle donne in menopausa.

Consumando alimenti ad alto indice glicemico, infine, l’organismo si abitua a utilizzare preferenzialmente gli zuccheri al posto dei grassi; anche la trasformazione dello zucchero in grassi tende ad aumentare, portando rapidamente al sovrappeso…

Al contrario diete a base di carboidrati complessi, farine integrali, frutta e verdura, a basso indice glicemico, concorrono a mantenere i livelli normali e sono la base (ahinoi!) di una dieta salutare.

Alimenti da evitare: carne e derivati

Lo abbiamo detto e ripetuto: il primo segreto di una pelle dall’aspetto sano e luminoso è nella salute del nostro organismo, che dipende prima di tutto dalla nostra alimentazione.

Vorrei allora dedicare un altro approfondimento ad alcuni cibi che normalmente si trovano sulla nostra tavola ma dei quali spesso non facciamo un consumo consapevole…

Cominciamo dalla carne, sulla quale ci sono numerose scuole di pensiero, molte delle quali rispondenti a un approccio etico che in questa sede cercheremo di trascurare.

immagine da www.pinkblog.it

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Per il consumatore consapevole che decide quanta carne consumare, tra le considerazioni legittime possono rientrare anche quelle sociali ed economiche. È quindi giusto sapere che un terzo della produzione agricola mondiale è destinata a nutrire gli animali usati per l’alimentazione umana, sottraendo acqua e suolo alla produzione di cereali in grado di sfamare molte più persone.

Dal punto di vista strettamente salutistico, possiamo poi affermare che l’uomo non è fisiologicamente “costruito” per mangiare carne. Non siamo infatti anatomicamente carnivori: non possediamo artigli e zanne, strumenti dei predatori, e mastichiamo utilizzando i molari, non gli incisivi e i canini come fanno i carnivori. Abbiamo inoltre un apparato gastro-intestinale lungo, più simile a quello degli erbivori che all’intestino corto del leone.

Proprio per questo motivo, i residui della carne ingerita non vengono rapidamente eliminati e si decompongono, favorendo la crescita della flora putrefattiva che danneggia l’intestino alterandone la funzione di barriera filtrante. Ciò crea il presupposto per l’instaurarsi di intolleranze alimentari, perché le macromolecole proteiche indigerite, i prodotti tossici del metabolismo carneo e additivi alimentari come nitriti e nitrati, passando attraverso le maglie troppo larghe dell’intestino intossicano l’organismo affaticando anche reni e fegato. L’effetto negativo dell’alimentazione a base di carne è stato chiaramente messo in evidenza da uno studio epidemiologico durato 27 anni, dal quale risulta come l’assunzione di proteine animali, e non la genetica, costituisca il fattore predominante nella genesi delle malattie quali cancro, coronaropatie, diabete, ipertensione e sindrome metabolica. I geni, pur delineando la nostra predisposizione o meno allo sviluppo di alcune patologie, da soli non determinano la malattia, ma funzionano solo se vengono attivati o espressi. L’alimentazione costituisce l’ago della bilancia: può prevenire il morbo e può anche farlo regredire o arrestare dopo la diagnosi.

Se le proteine animali fungono da innesco per lo sviluppo di patologie geneticamente predisposte, così non è invece per le proteine vegetali.

Quali indicazioni pratiche dare, quindi? Le differenti piramidi alimentari stilate dagli istituti di nutrizione raramente si discostano dalla media di tre-quattro porzioni di carne la settimana, divisa equamente tra carne rossa e pollame. Gli stessi istituti raccomandano di limitare l’assunzione di carne rossa a meno di 500 g di peso cotto (circa 700-750 g di peso crudo) a settimana, e di evitare il consumo di carni processate, come pancetta, prosciutto, salame, salsicce, carne in scatola, ecc. L’American Cancer Society consiglia pesce, pollame o fagioli in luogo di manzo, maiale e agnello, da bilanciare con pasti a base di carboidrati, verdure e proteine di origine vegetale come quelle contenute nei legumi.

Rinnoviamo la pelle dopo l’estate!

Le vacanze estive sono sinonimo di relax, ma spesso il nostro viso a settembre si ritrova segnato dalle rughe, disidratato e spento, pieno di imperfezioni e con qualche macchia causata dall’eccessiva e mal protetta esposizione al sole. Per evitare questi inestetismi dovremmo correre subito ai ripari, mirando al rinnovamento cellulare e alla massima idratazione.

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Prima di tutto occorre seguire una dieta sana e ricca di frutta e verdura: noci, mirtilli, yogurt greco e carote, ad esempio, sono alimenti che stimolano il rinnovo cellulare e contrastano la formazione di radicali liberi. Non dimenticate infine che uno dei migliori alleati della bellezza è l’acqua ed è necessario berne almeno otto bicchieri al giorno per mantenere la cute idratata.

Una bella pelle si ottiene anche attraverso semplici cure quotidiane. La mattina è importante detergere il viso con un prodotto specifico per le proprie esigenze (la saponetta non va bene!). Mattina e sera è poi fondamentale utilizzare una buona crema idratante: non saltate mai questo passaggio perché la cute potrebbe risentirne. Infine, ricordatevi sempre di rimuovere il trucco prima di andare a dormire: il fondotinta tende a occludere i pori e tenerlo sul viso tutta la notte può causare la comparsa di brufoletti e punti neri.

L’utilizzo una volta a settimana di uno scrub levigante, seguito da una maschera purificante, e l’applicazione notturna di peeling contenenti acidi ad azione esfoliante daranno invece nuova vita alla pelle, con ottimi risultati in breve tempo.Per quanto riguarda i cosmetici devono essere personalizzati e cuciti sulle nostre caratteristiche: prestate attenzione all’INCI evitando petrolati e siliconi e provate diversi prodotti prima di scegliere. Puntate su trattamenti arricchiti con vitamina E e C che aiutano a combattere l’invecchiamento cutaneo e favoriscono il rinnovamento cellulare. Attenzione poi a non fare un uso eccessivo del fondotinta: enfatizzate piuttosto l’abbronzatura con una BBcream colorata e un velo di terra sulle guance, in questo modo il viso apparirà più luminoso e fresco.

Per finire, una chicca: la nostra routine di bellezza può essere ottimizzata da una serie di trattamenti di fotobiostimolazione.

Questa tecnica innovativa, veloce, sicura e non invasiva, aiuta ad incrementare il tono, l’elasticità e l’idratazione profonda della cute, combattendo direttamente i danni provocati dall’invecchiamento attraverso l’emissione di una luce monocromatica fredda. Dalla luce le cellule danneggiate traggono l’energia necessaria per ripararsi e si accelera la rigenerazione dei tessuti: le rughe diminuiscono, la trama cutanea migliora visibilmente e si ha una pelle più tonica e luminosa in pochissimo tempo. Gli effetti collaterali della fotobiostimolazione sono praticamente nulli e non ci sono limitazioni stagionali né di fototipo. Questo tipo di trattamenti non è però così facile da trovare, perciò… chiedete alla vostra farmacia o al vostro centro estetico di fiducia!

Noi e… la sindrome da rientro!

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E’ ormai settembre e le vacanze sono giunte al termine quasi per tutti… Il rientro è sempre “traumatico”, e i primi giorni possono comparire una serie di sintomi quali calo dell’attenzione, mal di testa, digestione difficile, raffreddore, mal di gola, tosse e dolori muscolari, nervosismo, agitazione, affaticamento, preoccupazione, svogliatezza, stanchezza, sonno disturbato, ansia e depressione.  Queste possono essere tutte manifestazioni della cosiddetta Sindrome da rientro, che, secondo recenti studi, arriva ad affliggere addirittura una persona su due tra quelle che tornano dalle vacanze. La ragione del repentino mutamento del nostro umore sta nel rapido cambiamento delle abitudini che disturba l’amigdala,  una parte del cervello che gestisce le emozioni e in particolar modo la paura: se durante le vacanze siamo stati rilassati e occupati in attività che non comportano particolari obblighi, il ritorno a casa e al lavoro rappresenta la ripresa dei ritmi e delle responsabilità della vita quotidiana. Il corpo necessita di un po’ di  tempo per “acclimatarsi”. In altre parole, non rientrate in città dalle ferie rimettendovi subito a lavorare: avete bisogno di qualche giorno in più per riabituarvi alla vita e alla routine della città. Cercate di non perdere il controllo per il lavoro che si è accumulato durante le vacanze: per cominciare puntate su piccoli obiettivi davvero essenziali e lasciate per un secondo momento i progetti più complessi e ambiziosi. Se studiate, riprendete i libri gradualmente, partendo magari da un’ora il primo giorno e aumentando progressivamente nelle giornate successive. Non dimenticate la forma fisica: è bene mantenersi attivi dopo le nuotate o le camminate fatte al mare o in montagna. Anche la medicina dolce ci propone alcuni rimedi naturali: un esempio può essere l’olio essenziale di Rosmarino, un toccasana per ritrovare energia e ricaricare le pile. Versatene qualche goccia sulla spugna da doccia e massaggiate energicamente il corpo dal basso verso l’alto, con attenzione mirata su alcuni punti strategici come l’ombelico. Un aiuto ci viene anche dalla frutta, in particolare quella di colore blu: prugne, mirtilli, more, uva aiuteranno il vostro organismo e la vostra mente. Evitate cibi pesanti, come fritture e alcolici, e bevete un paio di litri d’acqua al giorno. Infine, poiché tutto viene da un problema psicologico, è con il buonumore che si vince veramente la partita contro lo stress da rientro. Per quanto possibile fate rifuggire dalla vostra mente ogni pensiero negativo e ricordate: se non ci fosse il lavoro, non ci sarebbero le ferie. Non abbandonate la vita sociale: una bella uscita con gli amici farà bene all’umore, e vi farà sentire ancora in vacanza!