Nude look: il trucco c’è… ma non si vede!

Alcune donne non amano il trucco perché temono di apparire diverse e ci tengono ad avere un aspetto “autentico”; per altre è una questione di tempo; altre ancora, specie le più giovani, amano seguire i trend del momento, che propone un look semplice ma luminoso e femminile, con il cosiddetto effetto “pelle nuda” e un risultato molto naturale.

E allora, come fare? Con i prodotti giusti il nude look è semplice da realizzare e alla portata di tutte, veloce e perfetto per non appesantire i tratti del viso illuminato dal nuovo sole di primavera.

Per ottenere un effetto “pelle trasparente” e un colorito naturale dobbiamo ovviamente partire dalla base. Dopo aver attenuato eventuali imperfezioni e arrossamenti con un correttore specifico (ricordando di sfumarlo bene e fissarlo con una polvere rissatrice), applichiamo una piccola dose di BB cream o fondotinta: optiamo, in questo caso, per formule leggere, idratanti e semitrasparenti, che contengono solitamente micropigmenti fotoriflettenti. Il viso risulterà subito luminoso dandoci un aspetto riposato e naturale. Non dimentichiamo poi di fissare il colore con una spolverata leggera di cipria libera o compatta illuminante, che garantirà un trucco duraturo.

Fondamentale per avere un aspetto salutare è poi l’uso del blush o fard, la cui scelta dipende dal tipo di pelle: per una cute a tendenza secca sarà bene usare uno stick cremoso dall’effetto satinato, altrimenti possiamo optare per la classica polvere compatta, scegliendo il colore a seconda dell’incarnato. Sapete come va applicato? Facendo un bel sorriso stendetelo sulla parte più sporgente delle guance, sfumando bene verso l’esterno: l’effetto sarà un salutare colorito rosato che toglierà immediatamente i segni della stanchezza e il accenderà il nostro viso anche quando ci sentiamo particolarmente spossate.

E il contorno occhi? Per questa zona largo a illuminanti cremosi o in polvere dall’effetto madreperlato ma senza esagerare con le quantità di prodotto, per non accentuare i segni d’espressione. Come primo passo vanno schiariti gli angoli interni degli occhi, che sono il punto più scuro del viso: basta un tocco di ombretto chiaro da sfumare col pennello fino a metà della palpebra mobile e anche sotto l’arcata sopraccigliare. Per definire lo sguardo passiamo invece un tratto di eye liner o matita marrone piuttosto sottile e ben sfumato alla radice delle ciglia, per poi stendere il mascara. Per l’esterno dell’occhio optiamo per ombretti con nuance naturali e brillanti; se andiamo di corsa potremmo addirittura sfruttare il nostro blush in stick, sfumandolo con la punta delle dita… anche sulle labbra!

Per la bocca opteremo ugualmente per prodotti veloci dall’effetto curato ma molto naturale: prima definiremo le labbra con una matita morbida color carne, da sfumare con un pennellino, poi applicheremo lucidalabbra trasparenti o rosati o balsami labbra colorati che rimetteremo facilmente più volte al giorno, ottenendo labbra sempre idratate.

E quando cala la sera? Per il trucco serale valgono gli stessi consigli di base, ma possiamo certo sbizzarrirci valorizzando occhi e labbra con tonalità più decise, come il nero e le varie sfumature di rosa o rosso. Se avete dubbi chiedete consiglio al reparto cosmetico della vostra farmacia di fiducia!

Il “colpo della strega”: come affrontarlo

C’è un disturbo molto comune che può colpire chiunque e il cui nome crea una certa, giustificata, inquietudine… è il famigerato “colpo della strega”!

Si tratta infatti di un dolore lancinante e improvviso causato da una contrattura muscolare che interessa la parte bassa della schiena e che tecnicamente si definisce “lombalgia acuta”. Immediatamente tutta la muscolatura lombare diventa estremamente rigida poiché al forte dolore i muscoli reagiscono con una contrazione che vanifica qualsiasi altro tentativo di movimento: è per questo che chi viene colpito tende a rimanere bloccato nella posizione in cui ha avvertito il dolore, cercando il punto di appoggio più vicino. La contrattura è la conseguenza di un allungamento eccessivo del muscolo, che, con un “riflesso da stiramento”, si difende per evitare complicazioni più importanti, salvaguardando l’integrità di muscoli e articolazioni.

I soggetti più a rischio sono dunque le persone più anziane, poiché nei giovani l’elasticità della muscolatura paravertebrale è maggiore. A rischio anche chi, per motivi di lavoro, mette sotto carico per molte ore la colonna vertebrale, come ad esempio i lavoratori sedentari o perennemente in piedi. Predispongono poi al mal di schiena anche alcuni dismorfismi della colonna vertebrale (scoliosi) e cadute o eventi traumatici pregressi, come il colpo di frusta.

Le cosiddette cause acute possono invece essere rappresentate da: uno sforzo intenso o improvviso, spesso innaturale, o, raramente, da un colpo di freddo; sollevamento di carichi eccessivi o sbilanciati; mancato o inadeguato riscaldamento prima dell’attività fisica; assenza di preparazione prima di un gesto atletico; squilibri metabolici alla base di un malfunzionamento muscolare. Esistono poi cause croniche come ad esempio: artrosi; ernia del disco; infezioni articolari; artrite reumatoide; tumori; fratture; polimialgia; malattia reumatica. I meccanismi di queste patologie possono in realtà intrecciarsi e dare luogo a circoli viziosi che si autoalimentano: alterazioni muscolari possono infatti causare problemi articolari e viceversa. A volte può accadere che le contratture persistano nel tempo o siano recidivanti, aprendo le porte al blocco dei movimenti.

Esistono dunque campanelli d’allarme che possono metterci in guarda sul fatto che stiamo compiendo movimenti errati, predisponendoci al colpo della strega. Si tratta, ad esempio, della comparsa di dolore alla schiena salendo o scendendo dall’auto o alzandosi dal divano; dolore o vertigini quando volgiamo lo sguardo in su; fitte in zone variabili della colonna vertebrale quando si tossisce o starnutisce; difficoltà a tornare in posizione eretta quando ci chiniamo. In presenza di questi sintomi dovremmo prendere provvedimenti correggendo le nostre cattive abitudini e affidandoci agli esperti per una ginnastica mirata.

Se però il colpo della strega dovesse sorprenderci, cosa possiamo fare? Innanzitutto è bene rimanere nella posizione antalgica, ovvero quella assunta spontaneamente perché genera meno dolore. Occorre poi cercare appoggi e una posizione adeguata a letto, che andrà mantenuta per diverse ore prima della ripresa graduale dei movimenti. Se il blocco dura più di 24 ore è bene sottoporsi a una visita specialistica per valutare la necessità di indagini diagnostiche quali Rx, TC o RMN.

Evitiamo infine i rimedi casalinghi e per una cura antinfiammatoria affidiamoci esclusivamente al parere del nostro medico e al nostro farmacista di fiducia.

Raffreddore o allergia stagionale?

Naso che cola, starnuti, tosse e difficoltà a respirare: sembrano proprio i sintomi del comune raffreddore, di cui abbiamo già parlato. Tuttavia, come molti di noi già sapranno, non esiste solo la forma virale: il raffreddore può essere causato anche da un’allergia, che non ha quindi a che vedere con infezioni virali o batteriche ma dipende dalla risposta immunitaria del nostro corpo a un allergene. Distinguere le due forme e quindi individuare il giusto approccio terapeutico non sempre è semplice, soprattutto all’inizio.

Come capire allora se siamo affetti da un raffreddore comune o da una rinite allergica?

Immagine da Vivere più Sani

Il primo indizio per distinguerli è la durata: il comune raffreddore può durare tra i 3 e 14 giorni, mentre l’allergia può manifestarsi per diverse settimane o addirittura mesi. Altro dato importante da considerare è il periodo dell’anno in cui si manifestano i sintomi: il raffreddore influenzale coincide sovente con la stagione più fredda, mentre quello allergico tende a manifestarsi principalmente ai cambi di stagione (soprattutto nel caso di allergia ai pollini, il disturbo si concentra nel periodo della fioritura delle piante, che a volte può essere precoce). Quest’ultimo è infatti ovviamente legato all’esposizione all’allergene; tuttavia, se siamo allergici ai pollini delle graminacee i sintomi da raffreddore dureranno uno, due o tre mesi, se invece l’allergia riguarda per esempio gli acari della polvere potranno essere presenti nel corso dell’intero anno. Se siamo invece allergici al pelo di cani o gatti, ecco che il raffreddore si presenterà solo in presenza di questi animali. Questo significa che per identificare la natura di un raffreddore, dobbiamo prestare attenzione anche alle singole situazioni in cui si manifesta.

Differenze più o meno leggere si notano anche nei sintomi. I sintomi del raffreddore virale di solito iniziano 2-3 giorni dopo l’infezione e durano indicativamente 1-2 settimane, presentandosi con produzione di muco, difficoltà di respirazione, starnuti, mal di gola, tosse, mal di testa e talvolta febbre, generalmente lieve. Il raffreddore allergico, invece, si manifesta con congestione nasale più leggera, accompagnata da disturbi oculari quali prurito, gonfiore, lacrimazione e arrossamento, secchezza della gola, starnuti frequenti, scolo retronasale e muco più trasparente e liquido, occhiaie scure, eventuale perdita di olfatto e gusto, e, in alcuni casi, anche un lieve dolore osseo. Inoltre, il raffreddore di origine virale, al contrario di quello di origine allergica, non fa prudere il naso, non ci fa starnutire “a salve”(con raffiche di 4 o più starnuti) e non dà sintomi oculari.

Come affrontare allora la rinite allergica? Innanzitutto, qualora si abbia il sospetto che il proprio raffreddore sia di origine allergica, è opportuno consultare il medico. La cura, oltre al tentativo di ridurre l’esposizione all’allergene, prevede il ricorso a farmaci antistaminici, colliri specifici, spray nasali decongestionanti e, previa valutazione del medico, eventualmente cortisonici; per alcune forme allergiche sono poi disponibili vaccini in grado di favorire una progressiva desensibilizzazione. Se non siamo sicuri di quale sia la natura della rinite o non vogliamo ricorrere a farmaci esistono poi efficaci rimedi naturali.

Se avete dubbi chiedete sempre consiglio al vostro medico e al vostro farmacista di fiducia!

Magnesio: il minerale della salute femminile

Il Magnesio è un minerale essenziale che interviene in oltre 300 reazioni cellulari, garantendo la normale fisiologia dell’organismo. Fondamentale per il metabolismo energetico, il suo campo d’azione comprende in particolare il sistema nervoso e l’apparato muscolare, collabora al buon funzionamento del sistema cardio-circolatorio regolando il battito cardiaco e la pressione, garantisce la solubilità del calcio nelle urine contrastando la formazione di calcoli renali, mantiene in forma l’apparato muscoloscheletrico, scongiurando crampi, lussazioni e fratture, e costituisce inoltre un ottimo rimedio depurativo, perché promuove l’eliminazione delle scorie acide. L’eventuale carenza di magnesio è rivelata da molti disturbi, sia fisici che psico-emotivi: sul piano psicologico possono comparire ansia, nervosismo, irritabilità e stanchezza immotivata; sul piano fisico, invece, i sintomi più frequenti comprendono cefalee, disturbi del sonno, problemi intestinali, disturbi circolatori, crampi e spasmi muscolari, alterazione del ritmo cardiaco e perfino confusione mentale. Il più evidente sintomo di mancanza di magnesio è dato poi dalla comparsa di macchie bianche sulle unghie. Il fabbisogno quotidiano è in generale tra i 300 e i 500 mg ma cambia con l’età e il sesso ed è particolarmente elevato in gravidanza, allattamento e dopo i 65 anni: in questi casi, oltre all’assunzione del minerale attraverso la dieta alimentare, è consigliabile utilizzare integratori specifici.

Se è importante per tutti per le donne è assolutamente indispensabile, data la stretta interdipendenza tra la fisiologia ormonale femminile e svariati apparati, da quello sessuale a quello scheletrico e nervoso. Un buon livello di magnesio è importante sia per attenuare i dolori mestruali, sia per ridurre gli sbalzi d’umore e l’irritabilità tipici della sindrome premestruale. In menopausa, smorza le vampate di calore, diminuisce le manifestazioni ansiose, previene la comparsa di osteoporosi e di artrosi da perdita di sali minerali.

La buona notizia è che in natura il Magnesio è presente in quasi tutti gli alimenti. Ne sono particolarmente ricchi tutti i cereali integrali ( si trova sia nel germe che nella crusca), e in particolare il miglio e il grano saraceno. Tra i vegetali primeggiano invece tutte le verdure a foglia verde (in particolare spinaci, cavolini di Bruxelles, bietola, rucola, cicoria, broccoli,…), così come la frutta fresca (in particolare banane, meloni, uva, more, lamponi, fragole, ciliege) ed essiccata (datteri, fichi secchi e albicocche secche).

Altre fonti di Magnesio sono i legumi (in particolare soja, lenticchie, ceci, fagioli bianchi e borlotti), la frutta secca (soprattutto mandorle, noci del brasile, noci, arachidi, pistacchi) e anche i semi oleosi (sesamo, zucca e girasole). Ricchissimo di Magnesio è anche il cacao, purché sia fondente. Tra i prodotti di origine animale, è presente in dosi moderate sia in pesce, carne e latticini. Quello che dobbiamo sapere, tuttavia, è che la cottura degli alimenti riduce la disponibilità del Magnesio in essi contenuto, e che sarebbe importante utilizzare in cucina solo il sale marino integrale, che ne contiene in grande quantità, al posto del comune sale raffinato, che ne contiene pochissimo.

Quando, infine è bene integrarlo? L’assunzione di integratori di Magnesio è raccomandata in tutti i casi di sintomatologie e disturbi che ne rivelano la carenza o l’aumentato fabbisogno ma in generale sarebbe bene assumerlo ciclicamente dopo i 40 anni e soprattutto in età avanzata, quando il fisiologico rallentamento metabolico dovuto ai cambiamenti ormonali o all’invecchiamento dei sistemi organici rende più difficile al corpo procurarselo dagli alimenti.

Se avete dubbi chiedete consiglio al vostro medico e al vostro farmacista di fiducia!

Tosse: come affrontarla?

Ci risiamo: secca o grassa che sia, anche quest’inverno la tosse è tornata a perseguitarci!

immagine da my-personaltrainer.it

Tuttavia, c’è da chiarire un equivoco: la tosse non è una malattia, ma un sintomo. Scatta infatti ogni volta che qualcosa irrita le mucose della gola, della trachea o dei bronchi ed è una risposta spontanea dell’organismo che si difende da sostanze irritanti come polvere, fumo, virus o batteri che ostruiscono il normale passaggio dell’aria.

La tosse non va trascurata, poiché potrebbe essere la spia di disturbi più seri. Tra le cause più comuni ci sono le infiammazioni che coinvolgono le prime vie aeree, come la laringite e la faringite. Una causa molto frequente è poi l’accumulo di muco nelle vie aeree superiori, in particolare nei bronchi, prodotto da infezioni respiratorie o dall’abitudine al fumo. A scatenare il riflesso della tosse può essere anche l’ingresso nell’albero respiratorio di particelle estranee di varia dimensione (particolato atmosferico, batteri, frammenti di cibo o materiale inerte), gas irritanti (smog, fumo, esalazioni chimiche, prodotti spray, ecc.) oppure liquidi. Anche l’azione irritante degli acidi gastrici che risalgono l’esofago fino all’ingresso della trachea, a causa del reflusso gastroesofageo, provoca la tosse. Esistono poi forme di tosse cronica persistente associate a patologie respiratorie, come la BPCO (Broncopneumopatia cronica ostruttiva) e l’asma, o legate all’assunzione di alcuni farmaci, come ad esempio gli ACE-inibitori usati per il trattamento dell’ipertensione.

Come anticipato, ci sono diversi tipi di tosse. La tosse grassa è accompagnata da catarro, prodotto principalmente a livello dei bronchi. Per curarla negli adulti si utilizzano generalmente farmaci mucolitici (agiscono a livello delle proteine del muco, frantumandole), o espettoranti (agiscono aumentando il volume di fluido e le secrezioni all’interno delle vie aeree, favorendone l’espulsione con la tosse).

La tosse secca è invece una tosse fastidiosa e tendenzialmente insistente che si associa a infiammazione, irritazione e prurito della gola, ma priva di secrezioni fluide o mucose. Insorge tipicamente dopo inalazione di sostanze irritanti o in occasione di infezioni provocate da virus respiratori e confinate alla faringe, alla laringe e alla parte superiore della trachea. Per attenuare la tosse secca si possono assumere farmaci sedativi ad azione periferica a ad azione centrale (agiscono a livello dei centri nervosi cerebrali che innescano il meccanismo della tosse). Gli antitussigeni possono avere però diversi effetti collaterali (sonnolenza, difficoltà di respirazione, agitazione…), soprattutto in caso di sovradosaggio. I sedativi della tosse sono infine particolarmente utili se la tosse si manifesta in modo insistente durante la notte, impedendo di riposare, ma vanno evitati se è presente catarro, perché ne renderebbero più lenta e difficoltosa l’eliminazione; in linea di massima, in caso di tosse secca, è bene associare un mucolitico e ricorrere al sedativo solo prima di andare a dormire. Se la natura della tosse non è chiara o si vogliono evitare i farmaci, meglio infine ricorrere a rimedi naturali più sicuri e meno invasivi.

Oggi esistono infatti dispositivi medici a base di complessi molecolari naturali che agiscono meccanicamente sulle cause della tosse, formando un film protettivo sulla mucosa orofaringea che ne inibisce lo stimolo incentivando la fluidificazione e la rimozione delle secrezioni bronchiali con un’azione dolce ma efficace.

Se avete dubbi chiedete sempre consiglio al vostro medico e  al vostro farmacista di fiducia!

Raffreddore: come affrontarlo?

Naso chiuso e gocciolante, gola irritata, febbre, tosse, emicrania, raucedine, infiammazione dei linfonodi nel collo e dolori muscolari? Forse si tratta di raffreddore!

È una delle malattie più comuni a livello mondiale ne sono responsabili oltre 200 ceppi virali, che provocano l’infiammazione della mucosa nasale e faringea (gola).

Altamente contagioso, si trasmette per lo più per via diretta, tramite starnuti, tosse e goccioline di saliva, che possiamo espellere semplicemente parlando. Se si è colpiti da raffreddore, è quindi bene portare le mani alla bocca quando si starnutisce o si tossisce per evitare di contagiare chi ci è vicino. Il contagiopuò però avvenire anche in maniera indiretta, per esempio dando la mano o manipolando oggetti contaminati (per questo motivo è buona abitudine lavarsi bene le mani ed evitare di portarle al viso dopo essere stati a contatto con persone o oggetti infettati).

difese immunitarie ed esponendoci maggiormente alle patologie.

Ma perché ci raffreddiamo soprattutto in inverno?

Clima freddo, pioggia, correnti d’aria, vento freddo e aria condizionata sono tra i maggiori fattori di rischio empiricamente riconosciuti, poiché l’esposizione ad aria fredda o eccessivamente secca potrebbe abbassare le difese delle prime vie aeree (naso e gola). Sappiamo ad esempio che le vie respiratorie sono tappezzate da ciglia vibratili, che con i loro movimenti spingono continuamente verso l’esterno il muco (sostanza viscosa che protegge dai microrganismi inglobandoli). Virus e batteri possono quindi sfruttare l’azione inibitrice del freddo sulla motilità di queste ciglia, per infettare le prime vie respiratorie. Allo stesso tempo, se l’aria è troppo secca, le gocce di saliva contenenti i virus possono rimanere più a lungo disperse nell’aria. Un umidificatore per l’ambiente aiuta quindi a prevenire il raffreddore e la secchezza delle vie nasali, diminuendo il rischio di infezione.

Come si cura? La completa guarigione dal raffreddore avviene normalmente nel giro di 5-10 giorni, ma in alcuni casi può richiedere tempi più lunghi. Nel caso i sintomi persistano per più di due settimane senza attenuarsi è bene valutare col medico la presenza di altri problemi, come sinusiti o allergie.

A livello farmacologico non esistono cure specifiche contro il raffreddore anche se alcuni farmaci, tra cui gli antistaminici e gli antinfiammatori, possono alleviarne i sintomi (ricordando che aspirina e derivati non devono mai essere somministrati ai bambini sotto i 12 anni).

Spray e nebulizzatori possono risolvere temporaneamente la spiacevole sensazione di naso tappato ma è bene utilizzare il meno possibile quelli farmacologici, che possono creare un circolo vizioso, e alternarli con spray naturali o acque termali. Suffumigi e aerosol per la liberazione delle vie aeree, caramelle balsamiche e la frequente pulizia del naso possono eliminare almeno in parte il muco infetto, scongiurando il rischio di infezioni batteriche e accelerando la guarigione. Da diversi anni esiste inoltre un rimedio di origine vegetale per adulti e bambini sopra i 6 anni: si chiama Kaloba ed è un farmaco senza obbligo di prescrizione che combatte il raffreddore agendo direttamente sul virus e velocizzando di molto la guarigione, specie se assunto ai primi sintomi. Dunque, se il vostro naso cola e anche le operazioni più semplici sembrano complicate non aspettate: chiedete subito consiglio al vostro farmacista di fiducia!

Pelle: normale, secca o molto secca?

Ormai lo sappiamo: con l’alternarsi delle stagioni le esigenze della pelle cambiano, così come col mutare del nostro equilibrio psicofisico. Nei mesi invernali il problema più sentito è soprattutto la secchezza, poiché i capillari si restringono e la temperatura cutanea diminuisce, la sudorazione si riduce e le ghiandole sebacee producono meno sebo. Vengono così a diminuire i costituenti principali del film idrolipidico che protegge naturalmente la pelle che, se non adeguatamente preparata, può peggiorare fino a ritrovarsi in condizioni di secchezza severa, con lo sviluppo, in alcuni casi, di dermatiti, arrossamento e desquamazione. In questa stagione, inoltre, i principali nemici della nostra pelle sono l’aria calda e secca dei caloriferi, gli sbalzi repentini di temperatura e sole e vento, soprattutto in montagna se non siamo adeguatamente protetti con filtri solari ed emulsioni a effetto barriera.

Ma come sappiamo se la nostra pelle se la nostra pelle è normale, secca o molto secca?

Uno dei trucchi è vedere come reagisce alla detersione con acqua, a seguito della quale abbiamo normalmente la sensazione di pelle che “tira”, che scompare se mettiamo subito la crema. La prova da fare è vedere per quando tempo la pelle resta disidratata senza mettere la crema: se la sensazione sgradevole scompare nel giro di 20-30 minuti dal lavaggio, la pelle è normale a tendenza secca e necessita di idratazione, mentre se continua a tirare anche dopo un’ora è una cute decisamente molto secca che manca anche della parte grassa e dei ceramidi.

A questo punto, come trattare la nostra pelle secca o molto secca? Partiamo dalla detersione, pulendola mattina e sera solo con latte detergente e cotone, per poi eliminare l’eccesso con un tonico delicato specifico; il contatto con l’acqua del rubinetto andrebbe evitato ed è raccomandato piuttosto l’uso di acqua termale. È bene poi stendere mattina e sera un siero ricco, concentrato in oligoelementi e vitamine, seguito da una crema giorno nutriente specifica (volendo anche antietà). Il fondotinta deve essere idratante e cremoso, meglio se con fattore di protezione solare. Se sostate all’aria aperta per periodi prolungati utilizzate sempre creme con SPF 50+, ottime anche per l’effetto barriera che riduce la disidratazione. La sera, dopo un siero con acido ialuronico e vitamine, se avete più di 40 anni stendete una crema antiage molto ricca, con antiossidanti. Un paio di volte a settimana associate poi una maschera comfort, per reidratare la vostra pelle sia in superficie che in profondità. Non dimenticate mai infine il resto del corpo, da detergere con saponi non saponi che non secchino ulteriormente per poi applicare burri e creme idratanti ricche subito dopo il bagno. L’idratazione parte infine anche da dentro: integrare la nostra alimentazione con olio di lino, olio di borragine e capsule di acido ialuronico sarà la migliore strategia in&out  per mantenere l’epidermide compatta ed elastica anche in inverno!

Fondotinta in inverno: come scegliere?

In inverno le esigenze della nostra pelle cambiano, così come il suo colorito: coi primi freddi, la pellenormale tende a diventare più secca; la pelle seborroica e soggetta aimperfezioni, invece, dopo il miglioramento estivo vede la ricomparsa degliodiosi brufoli, con gli antiestetici esiti cicatriziali che possono comportare.Anche l’abbronzatura, che ci consentiva spesso di rinunciare al fondotinta,sbiadisce, lasciando il posto a un coloritospento e a discromie cutanee chevanno mimetizzate o corrette. Cosa fare allora per far risplendere di salute la nostra pelle anche in inverno evalorizzare l’incarnato? Dobbiamo correggere la nostra routine cosmeticaquotidiana e, cosa più difficile, scegliere il giusto make up.

immagine da diariobellezza.it

Il consiglio più utile è quello di utilizzare una crema più grassa per proteggere l’epidermide da freddo e vento; tuttavia, non sempre la combinazione col fondotinta è una delle più felici: steso sopra una crema ricca può non aderire e macchiare, e certe zone del viso rimangono lucide.

La crema giusta per l’inverno va scelta secondo le caratteristiche di base della vostra cute: se è tendenzialmente grassa opteremo per una texture idratante leggera quando non per un prodotto specifico opacizzante e anti imperfezioni, da abbinare eventualmente a un siero antietà; se invece è normale o secca, via libera a sieri e creme più ricche anche con azione antiage. In generale, come base trucco possiamo utilizzare una crema giorno tendenzialmente più leggera e riservare l’azione nutriente e rigenerante alla nostra crema notte. Infine, non lo diremo mai abbastanza: per ritrovare luminosità e consentire ai trattamenti di penetrare correttamente, è importante pulire a fondo la pelle almeno una volta a settimana con l’utilizzo di maschere detossificanti, gommage o peeling,altrimenti applicherete i vostri costosi prodotti di bellezza su uno strato di cellule morte!

Ma quale fondotinta usare? Per preparare il viso al trucco e ottenere un effetto naturale ma impeccabile possiamo ispirarci al mondo delle passerelle. Le modelle, prima di stendere il fondotinta, fanno immancabilmente una detersione specifica, per poi rinfrescare e fortificare la pelle con una vaporizzazione di acqua termale. Solo a questo punto, una volta asciugata, si procede con siero e, dopo qualche minuto, con la crema. È importante che anche questi ultimi abbiamo il tempo di agire ed essere correttamente assorbiti, altrimenti la stesura del fondo non sarà omogenea.

La scelta del fondotinta è quasi più difficile della crema: il fluido è il più utilizzato ma per una pelle con pochi difetti si potrà optare per una formula leggera e illuminante, mentre su un’epidermide con discromie o imperfezioni sarà meglio ricorrere a texture più coprenti e opacizzanti, o, il caso di rughe evidenti, a formulazioni liftanti. Anche i compatti, se ben utilizzati, danno ottimi risultati. Per la pelle seborroica, i migliori sono i compatti in polvere minerale, che coprono, opacizzano e trattano la pelle grassa e acneica senza ostruire ulteriormente i pori.

E il colore? Il colore giusto è spesso un rebus, e non sempre siamo in grado di scegliere correttamente. Come prima regola dovremmo optare per la tonalità naturale della nostra pelle, senza cedere alla tentazione delle gradazioni più scure che faranno un antiestetico stacco col collo creando l’effetto “maschera”. Una volta fissato il fondotinta con la cipria, l’incarnato va poi scaldato con terre e fard, che daranno un tocco “salute” molto naturale. Il colore giusto dipende poi dal cosiddetto “sottotono”, che può esser più caldo (beige) o più freddo (rosa), e in base al quale dovremo scegliere tra nuance simili ma che possono dare risultati molto diversi.

L’igiene del neonato: cosa c’è da sapere

Dopo nove lunghi mesi di dolce e trepidante attesa il nostro cucciolo è venuto al mondo… e adesso, che fare?
Una delle prime “prove” che i neogenitori devono affrontare è quella della cura quotidiana dell’igiene neonato, e non sempre sono adeguatamente preparati. Ecco allora qualche dritta per una corretta “toeletta” dei più piccoli.

immagine da donnamoderna.it

Cominciamo dalla pulizia del cordone ombelicale, che si presenta secco e indurito e cade circa 10 giorni dopo la nascita. Nel frattempo basterà medicarlo, ad ogni cambio di pannolino, con del cotone idrofilo imbevuto di soluzioni antisettiche e coprirlo con una garza sterile fissata da una retina.  Se le condizioni igienico-ambientali lo permettono, l’essiccamento può essere favorito dell’esposizione all’aria, avvolgendo il moncone solo in garze sterili protettive.
Per l’igiene quotidiana, la prima cosa da fare è invece quella di dotarsi di prodotti detergenti delicati, pensati apposta per la pelle fragile e sottile dei neonati. Alcune zone dove può facilmente annidarsi lo sporco, come le ascelle, le pieghe del collo, quelle dietro le orecchie o nelle gambe, si possono pulire con un batuffolo di cotone bagnato con dell’olio vegetale, che va poi asciugato. Per il nasino basterà un po’ di soluzione fisiologica mentre per le orecchie mai usare i cotton fioc, che possono danneggiarle. È sufficiente far entrare l’acqua calda, senza sapone, durante il bagnetto: scioglierà il cerume che potremo rimuovere con una garza.
Uno dei passaggi più delicati e tra i primi da affrontare è poi il frequente cambio del pannolino. Sebbene i nuovi pannolini siano molto assorbenti è comunque meglio cambiarli spesso: l’ideale è utilizzare l’acqua corrente tiepida e poi asciugare subito il piccolo, perché l’umidità fa proliferare i germi. Nel caso in cui siano presenti le feci, è bene utilizzare un detergente delicato, da preferire alle salviette umidificate, con la raccomandazione nelle bimbe di non trasportare le feci verso la vagina. Lasciare un po’ respirare la cute preverrà arrossamenti ed eventuali infezioni fungine. Se però la pelle è delicata e un po’ arrossata è bene applicare un velo di crema protettiva all’ossido di zinco.
Veniamo infine al dolce momento del bagnetto. Intanto bisogna sapere che nei primi 2-3 mesi di vita del bimbo non è strettamente necessario, poiché ha un sudore diverso da quello degli adulti e  non si muove molto dal suo ambiente durante il giorno. Il bagnetto può essere sostituito da spugnature con acqua tiepida o latte/acqua detergenti specifici. Tuttavia, purché non si cada nel maniacale, non c’è alcuna controindicazione nel farlo: basterà addolcire l’acqua, ad esempio con l’amido di riso, e mantenerla a una temperatura tra i 32° e i 35°, da verificare con termometro o con l’immersione del nostro gomito.


Nei neonati è infine frequente la formazione della crosta lattea sulla cute della testa. Si tratta di una calottina, che, se spessa, impedisce la corretta traspirazione della pelle. Per rimuoverla si possono utilizzare emulsioni specifiche o ammorbidire l’area ungendola con oli per bambini, meglio se vegetali. Lavare poi bene la testa in modo che l’olio venga assorbito e renda più soffice la crosta, che potrà essere delicatamente staccata con il pettinino a denti stretti.
Se avete ancora dubbi chiedete consiglio al vostro pediatra e al reparto dermocosmetico della vostra farmacia di fiducia!

Come rinnovare la pelle dopo l’estate…

Durante l’estate la nostra pelle, così come i nostri capelli, subisce un notevole stress legato principalmente ai danni ossidativi del sole e alla disidratazione. Secchezza e desquamazione, sia del viso che del corpo, sono problemi ricorrenti, così come l’abbronzatura che se ne va lasciando il posto a un colorito spento o, addirittura, alle macchie solari. Scopriamo allora come è possibile rigenerare la nostra pelle in questo periodo dell’anno in poche mosse!

immagine da bogidino.it

Il primo consiglio, troppo spesso disatteso, è quello di esfoliare.

Durante l’estate la pelle solitamente si inspessisce per resistere allo stress di sole, vento e acqua di mare. Con un’esfoliazione delicata ma efficace eliminerete le cellule morte superficiali, che nessun idratante sarà in grado di mandare via, promuovendo la rigenerazione cellulare e dando nuova luminosità alla pelle. Inoltre, respirando meglio, la cute sarà più preparata ad accogliere i successivi trattamenti di bellezza, ottimizzandone l’efficacia. Tra maschere, gommage, peeling e scrub non ci sarà che l’imbarazzo della scelta: lasciatevi consigliare al reparto dermocosmetico della vostra farmacia di fiducia e ricordate di applicare i trattamenti due volte la settimana.

Che dire poi di macchie solari e lentiggini, che spesso costellano il nostro viso, nonostante l’utilizzo di una protezione solare? È questo il momento di correre ai ripari, con trattamenti specifici giorno/notte e l’accortezza di utilizzare ancora la protezione al mattino, per non aggredire la pelle sensibilizzata dall’acido glicolico.

Consigliatissimi per tutti, anche per chi ha le macchie, i trattamenti vitaminizzanti, specie quelli ricchi in vitamina C, che in poco tempo fortificano e ridanno turgore e radiosità alla pelle spenta del nostro viso!

Infine, lo step più importante: reidratare! D’estate perdiamo molti liquidi e la pelle seccata dal sole può invecchiare facilmente e precocemente. Un’epidermide idratata in profondità, aiutandosi all’occorrenza anche con integratori mirati, sarà invece più elastica e si lascerà meno andare a rughe e segni del tempo. Se finora avete correttamente utilizzato il doposole o una crema idratante più leggera, per questo momento scegliete un idratante e/o antietà specifico da abbinare mattina e sera a un siero. Il siero, applicato in poche gocce dopo la detersione prima della crema giorno e della crema notte, è più concentrato e veicolerà in profondità gli attivi idratanti e/o antietà secondo le vostre esigenze, migliorando anche la performance della crema. Per un incentivo ancora maggiore scegliete una maschera deep hydration da regalarvi una volta a settimana e con cui potrete anche fare un “impacco” notturno (la notte la pelle si rigenera e raccoglie meglio gli attivi).

Last but not least, un’attenzione particolare va data anche alle labbra, parte delicata del viso che, come il contorno occhi, ha bisogno di prodotti specifici. Dopo l’estate le labbra si seccano e sul contorno possono evidenziarsi delle micro rughe che presto si trasformeranno nel famigerato “codice a barre”! Corriamo allora ai ripari con stick, creme contorno labbra o roll on a base di collagene e acido ialuronico (prodotti adatti sia per rimpolpare che per minimizzare le rughe). Vi sembra troppo? È solo questione di abitudine, con i prodotti giusti in poco tempo la vostra pelle sembrerà più giovane e levigata!