Ma i cosmetici hanno una scadenza?

Recentemente vi ho parlato dei diversi tipi di conservanti presenti nei cosmetici e di quale è il loro grado di nocività per la nostra cute e per l’ambiente. E ci eravamo lasciati con una domanda per niente scontata: ma i cosmetici hanno una scadenza? Vediamo allora quali informazioni preziose sulle buone pratiche di utilizzo e conservazione di un prodotto possiamo dedurre dalla confezione.

La data di produzione è la data in cui viene fabbricato e subito dopo messo in commercio: questa informazione dovrebbe comparire sulla confezione, ma spesso viene omessa perché la legge non lo impone.

La data di scadenza è invece la data dopo la quale il prodotto non può essere più utilizzato: viene stabilita in base agli ingredienti che lo compongono. La data di scadenza non è però sempre presente nell’etichetta dei cosmetici: questa, infatti, viene specificata solo quando hanno una scadenza inferiore ai 30 mesi. È il caso dei trattamenti che contengono ingredienti facilmente deperibili o materie prime “fresche” e naturali, cioè i prodotti eco-bio, che quindi non durano molto a lungo.

E se un cosmetico ha una data di scadenza superiore ai 30 mesi? In quel caso nell’etichetta entra in gioco il simbolo PAO, acronimo che sta per Period After Opening. È rappresentato da un barattolo aperto dove all’interno o accanto si trova un numero accompagnato da una “M”, che sta per “mesi”. Se ad esempio c’è scritto “12 M”, la dicitura sta ad indicare che il prodotto, una volta aperto, conserva le sue caratteristiche intatte per un periodo di 12 mesi e che in questo intervallo può quindi essere consumato in sicurezza.

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Nel caso in cui il periodo di validità superi i 30 mesi infatti, si presume che il prodotto abbia tutto il tempo di essere commercializzato e utilizzato; la legge quindi non richiede una vera e propria data di scadenza da apporre sull’etichetta, ma solo il lasso di tempo in cui è necessario consumarlo una volta aperto, ovvero il PAO.

A questo punto vale la regola del buon senso: se avete acquistato una crema che poi avete lasciato da parte per molti mesi, o addirittura anni, è meglio evitare di aprirla ed utilizzarla, perché potrebbe anche essere già scaduta!

Quando acquistiamo un cosmetico, occhio ai conservanti!

Ci sono sostanze potenzialmente dannose in molti dei cosmetici in commercio, ma in linea generale questo non significa che escludere una classe di elementi sia sempre la scelta più saggia.

Prendiamo ad esempio i conservanti: solitamente di origine sintetica, per la loro aggressività sono già limitati per legge e vengono ulteriormente ridotti dagli integralisti del biologico.

Non possiamo però completamente eliminarli, perché ciò esporrebbe i cosmetici, che sono un ottimo substrato per funghi e batteri, al rischio di una contaminazione microbica non certo benefica per la pelle…

La legge riporta le limitazioni d’uso per tutte le sostanze che può capitarvi di trovare negli INCI (gli elenchi degli ingredienti) dei vari prodotti. Tuttavia spesso vale la regola “se li conosci li eviti”!

Vi faccio allora alcuni esempi dei conservanti largamente diffusi che sarebbe molto meglio evitare: parabeni, che sono i conservanti più usati in cosmetica, ma sotto inchiesta perché sospettati di essere irritanti e sicuramente inquinanti; EDTA, co-conservante molto inquinante e altamente letale per gli organismi acquatici; Diazolidinyl urea, cessore di formaldeide; Methylcloroisothiazolinone e Methylsothiazolinone, come il precedente, altamente allergizzanti.

Ci sono delle alternative? Nel mio piccolo le ho cercate, e ho “brevettato” un sistema più sicuro ed eco-compatibile: dopo due anni di ricerca, e una collezione invidiabile di muffe di tutti i colori, ho deciso di usare nei miei prodotti conservanti alimentari biodegradabili al 100%, combinati, qualora ve ne fosse bisogno, con molecole un po’ meno eco-bio ma pur sempre smaltibili e impiegate ad una concentrazione minima. È un esempio il Propylene glicol, che uso solo in un’occasione e che, come altri ingredienti non eco-bio, non andrebbe bene se fosse presente nei primissimi posti della formula.

È pur vero che con il solo utilizzo di sostanze completamente “verdi” a volte è difficile ottenere un prodotto che oltre a essere funzionale sia anche piacevole sulla pelle, e in ogni caso non esiste un ingrediente che non abbia un costo per l’ambiente in termini di energia spesa per fabbricarlo o in termini di tempi di biodegradazione: si tratta, come sempre, di valutare il danno minore.

Con il mio sistema i cosmetici che realizzo a base di estratti vegetali e materie prime “fresche” si conservano perfettamente per almeno 18 mesi… ma i cosmetici, di solito, hanno una scadenza? Anche di questo vi parlerò presto!

L’INCI, questo sconosciuto!

Tra le 100.000 sostanze chimiche attualmente commercializzate in Europa, 2.000 sono considerate ufficialmente estremamente preoccupanti. Questo però non impedisce che vengano incorporate nei prodotti destinati a igiene e cosmesi, quali dentifrici, creme, saponi, profumi, deodoranti. È vero, le porzioni utilizzate dalle industrie sono infinitesimali e rispettano le norme, ma non possiamo certo sapere quali potrebbero essere gli effetti del loro accumularsi a lungo termine…

Per prendersi cura di sé in sicurezza sarebbe quindi bene orientarsi sui prodotti eco-biocompatibili, ovvero quei cosmetici che possono contenere sia molecole naturali e biologiche sia molecole di sintesi, purché compatibili con l’ambiente.

Le sostanze naturali provengono dall’agricoltura e sono trattate solo con processi fisici totalmente naturali; le biologiche, certificate Ecocert, provengono da agricoltura biologica, cioè hanno la garanzia nel non impiego di pesticidi e fertilizzanti; le sostanze di origine naturale, infine, si ottengono per sintesi chimica a partire da ingredienti naturali.

Per capire esattamente cosa si acquista però, bisogna prima di tutto saper leggere l’etichetta: essa ci permette infatti di risalire all’elenco degli ingredienti, detto INCI (International Nomenclature Cosmetic Ingredient), e  riconoscere quali principi attivi abbia un cosmetico e in quale quantità. L’etichetta è la nostra ancora di salvezza.

Essendo l’INCI una nomenclatura internazionale, le aziende produttrici usano il latino per nominare gli estratti vegetali che non hanno subito processi chimici e l’inglese per le sostanze ottenute in laboratorio. Non è previsto alcun obbligo di specificare la percentuale degli ingredienti utilizzati, e questo fa sì che vengano pubblicizzati i “miracolosi ingredienti naturali” anche se contenuti in minima parte; ma possiamo ugualmente farci un’idea del prodotto se sappiamo che i componenti devono essere elencati in ordine quantitativamente decrescente: per primi quelli in dose maggiore (di solito troviamo l’acqua, che varia tra l’80 e il 60%), poi gli oli ( tra il 20 e il 30%), e via via quelli in dosi minori (1%, 0,1% ecc.).

Diciamo subito che più l’elenco degli ingredienti è breve e in latino, più il prodotto è naturale. Questa è una buona regola generale, ma i principi attivi, ovvero le cosiddette “sostanze funzionali” riportate in genere nella parte centrale dell’INCI, sono preceduti da emulsionanti, tensioattivi, gelificanti, umettanti e seguiti da conservanti, coloranti e profumi: sostanze su cui le aziende possono fare scelte molto diverse e che rendono il prodotto più o meno eco-biocompatibile.

Varrà la pena quindi esplorare insieme queste classi di elementi una per una, per scegliere il nostro cosmetico nel migliore dei modi. Scoprirete anche che non sempre i cosmetici più costosi contengono ingredienti di particolare qualità, e sarete così liberi di scegliere senza essere troppo influenzati dalla marca!

Fitocosmesi e Fitoceutica: facciamo chiarezza

Per limitare i danni che l’utilizzo di molti dei cosmetici in commercio apporta all’ambiente e alla nostra persona, occorre una presa di coscienza che faccia di noi dei “consumatori-attori” che: s’informano, scelgono con prudenza, boicottano le marche di prodotti che non rispettano né il pianeta né gli individui, preferiscono i prodotti a km 0, e, perché no, si fanno anche i cosmetici da soli!

Sul concetto di “cosmetico naturale” c’è però un po’ di ambiguità.

Bisogna infatti diffidare da chi propone il naturale al 100%, mentre esiste una chimica amica, cioè una sinergia tra la ricerca e la cosmesi biologica.

Oggi vorrei fare un po’ di chiarezza tra due diversi approcci alla cosmesi “naturale”: la Fitocosmesi, più classica e tradizionalista, e la Fitoceutica, più moderna e selettiva.

La Fitocosmesi tende a utilizzare i fitocomplessi, vale a dire ciò che si estrae in toto dalla droga vegetale: estratti, tinture madri, acque aromatiche, succhi, infusi, decotti, mucillagini e gomme, oli, burri e cere, oli essenziali, coloranti e così via. Il principio attivo contenuto in una pianta può essere sì riprodotto artificialmente, ma è l’utilizzo di estratti vegetali veri e propri a rendere unico il cosmetico naturale: il fitocomplesso, prodotto esclusivamente dalle piante, non è infatti riproducibile in laboratorio, ed è ricco sia di sostanze attive (glucosidi, oli essenziali, tannini, flavonoidi)  sia di coadiuvanti (enzimi, amidi, cere, sali minerali, vitamine, resine).

La Fitoceutica, viceversa, punta sull’uso di molecole chimicamente definite o, al più, di frazioni isolate omogenee, e sull’impiego preferenziale dei fitosomi, ovvero complessi particolari che cedono sostanze vegetali e amplificano l’effetto degli attivi.

Entrambe le scuole hanno in comune un’attenta selezione dei conservanti, che tendono a sostituire con autoconservanti, vale a dire con inibitori naturali della crescita microbica. Analogo l’approccio verso i profumi: ove possibile vengono eliminati e, eventualmente, sostituiti con oli essenziali o con molecole odorose estratte da oli essenziali. In parole povere, confrontando due formulazioni simili, in quella fitocosmetica si potrebbe trovare per esempio l’olio di Avocado, mentre quella fitoceutica potrebbe contenere l’insaponificabile di Avocado e le ceramidi, ovvero derivati selezionati.

In definitiva però, per sapere esattamente cosa si acquista, è necessario imparare a leggere la lista degli ingredienti, detta INCI, comune per tutti i paesi dell’Unione Europea e non solo. Sembra facile ma…  paraffinum liquidum, octyl stearate, cetyl palmitate, dimethicone, Oenotera biennis… come capirci qualcosa? Ecco perché nelle prossime uscite vorrei darvi una mano a districarvi tra questo strani termini e diventare consumatori sempre più consapevoli e attenti.

… E se cucinassimo il sapone?!

La consapevolezza che la bellezza e la cosmesi siano strettamente collegate e che una donna appaia più bella se si prende cura della sua pelle, non è appannaggio della civiltà moderna.

Il primo unguento di bellezza nasce già nel 1500 a.C. in Egitto. Lo documentano ricette trascritte sul papiro di Ebers e fonti archeologiche che ci raccontano di pratiche cosmetiche già diffuse all’epoca.

L’arte della cosmesi e della cura del corpo la troviamo anche in ambito  greco-romano. Illustri medici dell’antichità, come Ippocrate, Celso e Galeno, usavano  discutere anche di miscele e preparati per la salute della pelle; Quinto Sereno scriveva:“la pelle solcata da rughe potrai distenderla con mastice di lentischio.

Proprio Galeno, nella sua Ars Medica, distinse la cosmesi “buona” da quella “cattiva” scrivendo che “lo scopo dell’arte del trucco è procurare una bellezza acquistata, mentre lo scopo della cosmetica, che è parte della medicina, è quello di conservare nel corpo tutta la sua naturalezza”.

Con il passare del tempo, superando anche l’impiego del latte d’asina reso famoso da Poppea, si è scoperto che questa naturale bellezza poteva essere preservata più efficacemente grazie all’uso di creme naturali.

Visto che parliamo di antica cosmesi, oggi vi invito a giocare un po’:  voglio lasciarvi la ricetta per un sapone fai-da-te che chiameremo “la saponetta di Cleopatra”!

Eviteremo però il processo di saponificazione, perché occorre maneggiare la soda caustica e potrebbe essere rischioso. La soluzione che vi propongo è altrettanto facile, divertente, e soprattutto potrete dire: “Questa saponetta l’ho fatta io!”

Ingredienti:

  • 300 g di sapone di Marsiglia puro grattugiato
  • una tazza di acqua
  • 1 cucchiaio di miele di Acacia
  • 1 cucchiaio di yogurt bianco intero
  • 1 cucchiaio di olio di Mandorle dolci
  • 10 gocce di olio essenziale di Lavanda

Preparazione:

Mettete il sapone grattugiato in una pentola smaltata o di acciaio inox insieme all’acqua e lasciate cuocere con coperchio a fuoco bassissimo per circa quindici minuti, mescolando di tanto in tanto con delicatezza. Quando il sapone sarà uniformemente ammorbidito, unite il Miele e l’olio, mescolando a lungo per amalgamare bene il tutto.

Aggiungete lo yogurt e versate l’olio essenziale. Ora miscelate gli ingredienti, impastando con un cucchiaio di legno.

Quando tutto apparirà omogeneo, ungete con dell’olio di Mandorle uno o più stampini, versateci il composto, poi mettete in frigo per una notte. Il mattino dopo staccate le saponette dagli stampi e tagliatele nelle forme che preferite, poi mettete ad essiccare su un canovaccio di tela per qualche giorno.

Una volte asciutte saranno pronte per l’utilizzo: un sapone nutriente, goloso e profumato fatto da voi, per un bagno degno di Cleopatra!

saponi

Do-It-Yourself, appuntamento a Verona sabato 20 Ottobre!

produzione cosmetici

È dal 1948, dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che recita: “Qualunque essere umano ha il diritto fondamentale al migliore stato di salute possibile”  che si susseguono tutta una serie di dichiarazioni internazionali ufficiali, ma lo stato del pianeta non cessa il suo degrado. Non è ormai più possibile negare che l’umanità è la causa del danneggiamento della salute di tutti a causa delle sue continue attività. Questa triste realtà tocca tutte le categorie, tutte le età, tutte le classi sociali e le regioni del mondo.

Alcuni numeri: dal 1978 al 2000

  •  i casi di tumore sono aumentati del 35%, in particolare sono raddoppiati  i casi di   cancro al seno e triplicati quelli alla prostata
  •  il 15% delle coppie è sterile
  •  ogni anno i casi di Parkinson e malattia di Alzheimer aumentano del 1,5%

Senza essere specialisti in statistica o in ecologia si capisce come tutto questo colpisca tutti e dovrebbe portare a pensare che qualcosa non va, a prendere coscienza che non possiamo continuare ad andare avanti in questo modo.

Ma cosa possiamo fare per evitare questo disastro? Quale influenza posso avere io, semplice cittadino, sul mondo della politica o della chimica? Queste questioni sono difficili perché aprono le porte ad un’infinità di altre questioni diverse. Io non ho la pretesa di avventurarmi a rispondere a tali quesiti, però mi piacerebbe proporre un approccio più rispettoso del pianeta e della vita in generale. Cambiare le proprie abitudini da consumatori dall’oggi al domani, alimentazione, trasporto, turismo, è il primo passo verso il diventare consumatori responsabili.

Parliamo di chimica:

Circa 100.000 sostanze chimiche sono attualmente commercializzate in Europa.

Tra queste 2000 sono considerate ufficialmente come estremamente preoccupanti. Questo però non impedisce che vengano incorporate nei prodotti destinati all’igiene quali dentifrici, creme, saponi, profumi, deodoranti…

Di contro le industrie ribattono che queste pericolose molecole sono utilizzate solo in porzioni infinitesimali e che le norme sono perciò rispettate.

Ma chi può affermare che a lungo termine, nel grande laboratorio che è la Natura, queste sostanze, disseminate dal fondo degli oceani alla sommità delle montagne, non possano avere degli effetti sconosciuti e incontrollabili? E le loro possibili interazioni? Nessuno può rispondere a questa questione. Vogliamo davvero continuare a rischiare?

Senza dubbio no.

Il panorama politico è supportato dalla combattività di organizzazioni quali Greepeace o il WWF, ma queste associazioni hanno bisogno di essere sostenute da una presa di coscienza che faccia di noi dei “consumatori-attori” che :

  • si informano
  • scelgono con prudenza
  • boicottano le marche di prodotti che non rispettano né il pianeta né gli individui
  • preferiscono i prodotti a km 0
  • e perché no, si fanno anche i cosmetici da soli!

Per sapere esattamente cosa si acquista, bisogna prendere familiarità con i termini utilizzati, capire la lista degli ingredienti, detta INCI, lista che ha il vantaggio di essere comune per tutti i paesi dell’unione Europea e non solo. Termini come aqua, paraffinum liquidum, octyl stearate, cetyl palmitate, dimethicone, Oenotera biennis….  come capirci qualcosa?, considerando che esistono più di 8000 ingredienti diversi utilizzabili per fabbricare i cosmetici?  Come può fare allora un consumatore ad essere attore, a preservare la propria salute, a non inquinare ulteriormente il pianeta? L’approccio più semplice sta nell’adottare il principio della precauzione  rivolgendo la propria attenzione verso fabbricanti che propongono un approccio più naturale i cui prodotti sembrano più rispettosi della salute e della Natura  e quando possibile anche farsi i prodotti di bellezza da soli, e in questo vorrei aiutarvi io, per quanto mi è possibile, suggerendovi qualche ricetta divertente con cui potervi sbizzarrire a casa vostra e invitandovi a imparare “mettendo le mani in pasta” nei miei Workshop “Crea i tuoi cosmetici naturali”, che spero saranno sempre più frequenti… anche perché non so voi ma io l’ultima volta mi sono divertita da morire a lavorare gli ingredienti insieme a Voi, e credo sia stata un’esperienza molto gratificante per tutte/i 🙂

produzione cosmetici

Il mio motto è: la chimica è per tutti e la Natura è il più grande laboratorio che esista!

I detergenti: perché è importante parlarne

Siamo ormai abituati a considerare il doccia schiuma come un cosmetico da avere in casa in confezioni enormi e che costino il meno possibile, e quando siamo davanti allo scaffale magari pensiamo: “Che male può fare? E’ sapone!”, o il più delle volte non ci pensiamo affatto…

A rischio di sembrare di parte vorrei sfatare questo mito e invitare ad una riflessione: la stragrande maggioranza dei detergenti contiene tensioattivi e conservanti aggressivi e noi li utilizziamo ogni giorno, specie adesso che le temperature cominciano ad alzarsi! Sono d’accordo che in questi tempi di crisi l’imperativo sia risparmiare ad ogni costo, ma anche a costo della salute?

Il Sodio Lauril Solfato (SLS) (nome INCI: Sodium lauryl sulphate) ed il Sodio Lauriletere Solfato (SLES) (nome INCI: Sodium laureth sulphate) sono tensioattivi molto aggressivi impiegati in numerosi prodotti cosmetici per le loro proprietà detergenti ed emulsionanti, con la funzione di diminuire l’adesione delle particelle di sporco e di grasso e di creare schiuma… tanta schiuma!

Queste sostanze sono contenute praticamente in tutti i prodotti che usiamo per l’igiene personale e per l’igiene della casa, e già questo  ci dovrebbe un po’ insospettire…

Perchè vengono usati così spesso dalle aziende?
1. costano poco
2. si lavorano facilmente
3. il mercato non richiede più prodotti allo stato solido (saponette) ma preferisce i prodotti liquidi nei quali queste sostanze sono facilmente inseribili.

Su soggetti sensibili possono causare irritazioni a cute, occhi e mucose, secchezza di cute e cuoio capelluto, prurito e danni ai follicoli.
Questi effetti, anche se tipici di cuti sensibili, non vanno sottovalutati. Infatti, una continua esposizione ad agenti aggressivi può causare una sensibilizzazione della nostra pelle che si manifesta anche a distanza di anni, sottoforma di dermatiti da contatto, eczemi e quant’altro.
Come tutto ciò che viene applicato sulla pelle, essi vengono assorbiti in piccola parte con un conseguente aumento del pH e alterazione della naturale protezione epidermica, che poi impiega alcune ore per tornare al suo equilibrio naturale ed in questo periodo è meno protetta. Se poi il prodotto detergente contiene molecole allergizzanti o variamente tossiche, la pelle risulta essere particolarmente sensibile alla loro azione.
Esperimenti per determinare la tossicità dei tensioattivi sono stati condotti in lungo e in largo dai maggiori gruppi di ricerca ed è stato scoperto che se IN FORMA PURA essi possono provocare danni seri.

Detto questo cerchiamo di non fare del terrorismo gratuito: la quantità di SLES (l’SLS non si usa ormai praticamente più) non supera il 20% in un prodotto e se si risciacqua con molta attenzione (soprattutto i capelli), dovrebbe rimanere davvero una piccolissima quantità di queste sostanze su di noi… ciò non toglie che però una parte viene comunque assorbita!

Inoltre questi lavaggi troppo drastici spesso innescano un circolo vizioso: su alcune parti del corpo provocano secchezza e screpolature rendendo indispensabile l’uso delle creme; su altre parti, come per esempio il cuoio capelluto, lo sgrassaggio eccessivo provoca per reazione una iperproduzione di sebo (effetto rebound), portando al fenomeno dei capelli grassi e spingendo a lavaggi sempre più frequenti. Le eventuali aggiunte di sostanze protettive, quasi sempre presenti in quantità molto piccole, non bastano a bilanciare gli effetti dei tensioattivi, presenti ovviamente in quantità molto più massicce.

… Insomma… io ci ho messo due anni di ricerca per trovare la formula giusta, ma alla fine ce l’ho fatta: i miei gel doccia idratanti sono esclusivamente a base di tensioattivi dolci, naturali al 100%! Non faranno quintali di schiuma ma vi assicuro che detergono in profondità senza seccare e lasciano la pelle morbida morbida… sono delicatissimi, a prova di bambino, e non inquinano!

Lo so che chi si loda si sbroda, ma perdonatemi, stavolta sono proprio soddisfatta! 🙂

linea igiene corpo

Ci piace quando parlano di noi… ;)

I giornalisti de L’Azione, il giornale locale più diffuso a Fabriano e dintorni, sono venuti  a conoscere il nostro laboratorio e i nostri prodotti, e pare che li abbiano trovati molto interessanti…

Eccovi un estratto:

“Dall’antica tradizione dello speziale alla moderna ricerca farmacologica, l’arte della galenica rinasce e presta la sua eccellenza e la ricchezza dei suoi saperi alla cura del nostro corpo e della nostra bellezza, con una formula tutta ecologica. Così, spinta dalla sua passione per l’ambiente e da una profonda conoscenza delle proprietà benefiche delle piante, la dottoressa Giovanna Giuseppucci ha ideato la nuova linea di cosmesi naturale 1896 Scienza e Natura, da lei prodotta artigianalmente nel laboratorio della Farmacia Giuseppucci di Fabriano.

L’obiettivo degli studi effettuati per le creme cosmetiche e i trattamenti 1896 Scienza e Natura, è rispondere a qualsiasi esigenza dermatologica in tutta sicurezza, con miscele uniche e brevettate di estratti naturali che lavorano in sinergia e risanano la pelle servendosi del più potente alleato del nostro benessere: la Natura.

Le formule prevedono rigorosamente l’utilizzo di materie prime selezionate, ove possibile provenienti da agricoltura biologica, ecocompatibili, biodegradabili e prive di sostanze aggressive per la cute umana e per gli ecosistemi acquatici. La filosofia aziendale è permettere al consumatore consapevole di prendersi cura del proprio corpo con estrema efficacia, restando al tempo stesso in armonia con l’ambiente che ci circonda.”

Beh, direi che hanno centrato in pieno le caratteristiche dei nostri prodotti e la nostra linea di pensiero… Proprio una bella uscita, siamo soddisfatti! 😉

articolo giornale

Nel laboratorio galenico 1896

Cosa c’è dietro la preparazione di un cosmetico? Quando si parla di produzione industriale e di grandi catene di distribuzione forse indagare il processo produttivo che porta i cosmetici sullo scaffale può essere poco interessante, quando non addirittura sconsigliabile, se si vuole continuare ad usare la propria crema senza porsi troppe domande sul contenuto…
Ma quando si tratta di cosmetica naturale, quella vera, il discorso può cambiare… se poi abbiamo la possibilità di infiltrarci in un laboratorio in cui i cosmetici vengono prodotti non solo a base di estratti naturali, ma con un procedimento rigorosamente artigianale, allora l’atmosfera è ben diversa, e indagare il processo produttivo diventa un gioco decisamente affascinante e coinvolgente.

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In poche ore trascorse in un laboratorio di questo tipo, con la sapiente conduzione della farmacista a illustrare ciò che accade, si imparano molte cose.

Il laboratorio non è molto grande, i cosmetici ideati da Giovanna contengono esclusivamente conservanti vegetali o ecocompatibili; va da sé che la produzione è in quantità limitata, e il tocco magico e personale di chi ha ideato le formule in prima persona fa di ogni barattolino di crema, di ogni lozione detergente, di ogni maschera, l’esemplare risultato di un lungo lavoro di ricerca, selezione, e sapiente miscelazione di ingredienti preziosi.

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Se non ci fossero alambicchi, termometri, misuratori di ph e camere di “sterilizzazione” non potrei fare a meno di pensare al laboratorio come a una lussuosa cucina, e a Giovanna come uno chef di prim’ordine, che fa dei suoi “piatti” una scienza esatta, dei pezzi resi unici dal mestiere sublime di conoscere la natura profonda degli ingredienti e delle loro combinazioni, e tradurre la conoscenza in arte.

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Questa volta la crema sembra proprio zabaione… la farmacista mi dice che quasi quasi la si potrebbe anche mangiare: quello che ho visto nascere oggi è davvero cibo per la pelle!